

Riceviamo da Massimo Di Carlo, geologo, e pubblichiamo
È di non molte settimane fa la notizia dell’imponente fronte di frana che si è attivato presso Niscemi. Lungi da me fare polemiche sul rispetto delle norme urbanistiche e sulle scelte progettuali del piano regolatore comunale in funzione delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche geomeccaniche e sismiche del luogo, e al contempo non intendo inoltrarmi nelle metodiche di calcolo della stabilità dei pendii che sono tediose e di interesse solo per addetti ai lavori: le stesse sono frutto di studi consolidati intrapresi molti decenni fa da vari studiosi del settore, citerò solo Fellenius in quanto padre degli studi in questo settore.
Chi negli anni precedenti l’avvento dei vari software di calcolo si è cimentato nei calcoli di stabilità dei versanti saprà bene quanti parametri geomeccanici servono per calcolare il fattore di sicurezza di un versante e quante prove fatte con la penna e la calcolatrice!
La qui presente riflessione è solo mirata a rendere edotti più cittadini possibili sulle situazioni di un territorio e/o di un immobile. Esistono dei siti nazionali gestiti da ISPRA, AUBAC, etc. attraverso i quali è possibile verificare da soli (non per tutti) o attraverso un tecnico di fiducia (caldamente consigliabile) le caratteristiche di pericolosità di un territorio sia in funzione del rischio geomorfologico (frane) sia idraulico (esondazione). Specificatamente vi è un sito dell’ISPRA particolarmente utile in prima approssimazione per verificare la situazione di potenziale pericolosità per dissesto idrogeologico nel proprio territorio o nel territorio dove si vorrebbe acquistare un immobile, il sito è IdroGeo, caldamente da consultare.
La consultazione di questo sito aiuta a capire che non tutto l’edificato anche se in buone condizioni statiche risulta sempre appetibile a causa della vicinanza a situazioni di potenziale pericolo. Probabilmente bisognerebbe ripartire da un fascicolo del fabbricato elaborato con scienza e coscienza nel rispetto delle norme urbanistiche e soprattutto frutto di approfondite analisi tecniche ed ambientali.
Chiudendo con quanto aperto in questa lettera, la frana di Niscemi, nessuno può dire che non si sapeva e che sono emergenze imprevedibili. In Italia è consuetudine, da sempre, intervenire dopo che si sono verificate delle calamità e mai prevenire, eccetto i terremoti che, con buona pace dei creduloni, non sono prevedibili. Quando riusciremo ad invertire questa visione distopica sicuramente risparmieremo molti denari e forse anche qualche vita.
Sul capitolo della prevenzione in generale, un raffronto impietoso esce con il nord Europa dove in molte città rivierasche si stanno facendo studi di pianificazione urbanistica con proiezioni da qui al 2100 a causa dell’innalzamento del livello marino (IPCC-SAR, 1995/1996, basato sullo scenario di emissioni IS92a) e stanno già iniziando a capire dove non si potrà più avere espansione edilizia ed ancora meno realizzare infrastrutture e soprattutto capire quello che non potrà essere salvato a qualsiasi costo! Nel solco della Direttiva Europea 2025/2360, una interessante discussione sarebbe su “Il territorio che
possiamo permetterci”, perché tale territorio è solo una parte di quello che fisicamente esiste!
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