Il PCI provinciale di Viterbo contro il caro carburanti: “Una scelta politica che colpisce lavoratori e pendolari”

Riceviamo da Luigi Caria, Federazione PCI provinciale di Viterbo, e pubblichiamo

Mentre i venti di guerra imperialista soffiano sempre più forti, alimentati da un’alleanza atlantica che serve solo gli interessi dei trafficanti d’armi, il governo Meloni getta la maschera. Non è il governo “dei patrioti”, ma il braccio armato del grande capitale e della finanza europea contro i lavoratori, i pendolari e gli autotrasportatori italiani.

Mentre Palazzo Chigi stanzia la cifra vergognosa di 32 miliardi di euro per la difesa nel 2025, sottraendo risorse vitali alla sanità e alla scuola pubblica, il conto della crisi viene presentato direttamente alla pompa di benzina. Il “caro nafta” non è una fatalità del destino o un effetto collaterale della guerra: è una scelta politica precisa.

Il Governo ha deciso di alzare le accise sul diesel, equiparandole a quelle della benzina, compiendo un vero e proprio scippo nelle tasche di chi, per portare il pane a casa, è costretto a macinare chilometri ogni giorno. È la guerra di classe dall’alto: si finanziano i cannoni tassando il tragitto casa-lavoro del proletariato.

Mentre i profitti delle multinazionali dell’energia (Eni in testa) continuano a volare grazie alla speculazione, il Governo Meloni resta a guardare. Per gli autotrasportatori e i piccoli padroncini, ridotti alla fame dai costi di esercizio, arrivano solo briciole e promesse di “tavoli tecnici” che servono a prendere tempo mentre le imprese falliscono. Per i pendolari, operai e impiegati costretti a usare il mezzo proprio a causa dello smantellamento del trasporto pubblico locale, non esiste alcun paracadute.

Il sistema dei “fringe benefit” è l’ultima beffa: lo Stato abdica al suo ruolo e delega la sopravvivenza del lavoratore alla “benevolenza” del padrone. Noi diciamo basta: il diritto alla mobilità e al salario non possono dipendere dalla carità aziendale!

Il Partito Comunista Italiano lo dice chiaramente: non c’è soluzione all’interno di questo sistema che mette il profitto davanti alla vita umana. Taglio immediato e totale delle accise sui carburanti per i lavoratori e i trasportatori. Blocco dei prezzi e tassazione al 100% degli extra-profitti speculativi delle compagnie petrolifere. Disimpegno immediato dalle spese di guerra: i miliardi destinati alle armi devono tornare nelle tasche dei lavoratori sotto forma di servizi e riduzione del costo della vita. La Meloni parla di nazione, ma serve i padroni. Noi parliamo di classe, perché solo l’unità dei lavoratori può fermare questo massacro sociale.

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