Riceviamo dal consigliere comunale di Tarquinia Renato Bacciardi e pubblichiamo
Dal tutto, niente.
È abbastanza difficile trovare un contesto dove collocare la risposta, scritta, che la maggioranza ha voluto distribuire alla stampa riguardo l’atto di protesta formalizzato con l’abbandono della seduta dell’ultimo Consiglio comunale da parte di alcuni membri d’opposizione. Perché di opposizione e protesta si tratta, anche se a qualcuno non va proprio giù.
Il testo, diramato e sottoscritto dai vari gruppi di maggioranza, è qualcosa che si può collocare tra il delirio ideologico e una forma contorta e intrecciata di risentimento, astio e dabbenaggine politica. Spicca, tra le parole che tentano di sostenere concetti insostenibili e fuorvianti, l’espressione “dibattito democratico”; un’espressione questa, uscita dalla tastiera di qualche dattilografo smemorato quanto sconclusionato e che, posta come baluardo retorico da una maggioranza che del dibattito proprio non vuol sentir parlare, sembra un’eresia, forse una bestemmia.
Mica si sarà dimenticato, il dattilografo, come la maggioranza abbia svicolato ogni confronto su temi quali regolamento sportivo, porto, Talete e i suoi debiti, compensazioni Enel, ecc. ecc.? Potrebbe essere utile, a titolo di pro-memoria, la “cristallina” e “democratica” espulsione dell’assessora Calzolari e la connessa sfiducia al consigliere Rosati? Vogliamo ricordare il disastro giustificatorio sui risarcimenti per la calamità alluvionale? Non c’è stata una volta che gli interroganti abbiano avuto una risposta esaustiva o che si sia aperto un dibattito – realmente- democratico. Da quanto risulta, l’atteggiamento generale della maggioranza, sembra più evasivo che democratico, talvolta reticente con tendenza all’omertà.
Se poi, i sottoscrittori della nota, sono convinti che il Consiglio comunale cittadino sia l’organo capace di dirimere questioni sovra-comunali, allora siamo nel ridicolo. Sia chiaro, non siamo a giudicare il valore dei temi di cui il Consiglio è stato, inopportunamente, chiamato a dibattere ma il buon senso avrebbe consigliato a chiunque li avesse a cuore di esternare le proprie opinioni in altre sedi.
Il fatto irritante è che, mentre la Città vive un’atmosfera di trascuratezza sovrana, di immobilismo paralizzante, qui si alza il tiro su altro lasciando che ad affrontare i problemi quotidiani siano, individualmente, i cittadini. Si potrebbe essere giunti ad un punto in cui verrebbe da chiedere con una battuta popolare: vi siete bevuti il cervello? Forse, se ne disponessero.
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