Il PCI propone il recupero dell’ex Deposito Militare: “Diventi una zona fieristica e polifunzionale per Tarquinia”

Riceviamo da Nicolò Parrino, segretario Partito Comunista Italiano, sezione Tarquinia, e pubblichiamo

Dopo anni di immobilismo e promesse mancate, è tempo che quegli spazi sottratti alla città tornino finalmente a essere utili per la collettività. Con questo spirito il Partito Comunista Italiano (PCI) di Tarquinia lancia una proposta ambiziosa e concreta per il recupero dell’ex Deposito del Commissariato Militare, la grande struttura dismessa situata nella periferia sud-est, cerniera strategica tra il centro urbano, le grandi vie di comunicazione e la direttrice verso il Lido.

L’obiettivo dei comunisti tarquiniesi è chiaro: attivare le procedure del Federalismo Demaniale per strappare l’area all’abbandono e riconvertire i grandi capannoni e i piazzali esterni in una Zona Fieristica e Polifunzionale Permanente. Un polo pubblico al servizio dei lavoratori, dell’artigianato locale, dell’agricoltura della Tuscia e degli eventi culturali, capace di generare sviluppo economico e liberare finalmente il centro storico dal caos del traffico pesante durante le manifestazioni.

«Dopo tutti questi anni in cui l’area è rimasta una ferita chiusa nel tessuto cittadino, è arrivato il momento di fare qualcosa di veramente utile per la nostra collettività», spiegano i rappresentanti del PCI locale. «Non possiamo più permetterci di regalare pezzi di territorio al degrado. Ma non permetteremo nemmeno che i costi degli errori del passato ricadano sulle tasche dei cittadini di Tarquinia».

Il punto fermo della proposta comunista riguarda infatti la salute pubblica e la tutela dell’ambiente. Molti dei vecchi capannoni militari presentano tetti in fibrocemento e materiali degradati che, esposti ai forti venti della costa, rappresentano una potenziale minaccia silenziosa per la popolazione.

La linea del PCI è intransigente: l’istanza di acquisizione del Comune dovrà essere subordinata a una clausola vincolante e inderogabile. Dovrà essere lo Stato – e nello specifico il Ministero della Difesa, proprietario storico del sito – a farsi interamente carico delle spese e dei lavori per l’incapsulamento, lo smantellamento e lo smaltimento dei tetti nocivi prima che il Comune prenda possesso delle chiavi. «Chi ha inquinato e ha tenuto l’area sotto chiave per decenni ha il dovere politico e morale di restituirla pulita», incalza il partito.

Una volta completato il risanamento ambientale a spese dei ministeri, il piano di riconversione del PCI prevede una rinascita all’insegna della sostenibilità e del controllo pubblico. I vecchi magazzini verrebbero trasformati in moderni padiglioni espositivi, mentre sulle nuove coperture verrebbe installato un grande impianto fotovoltaico. In questo modo, l’ex caserma si trasformerebbe in una “Comunità Energetica Pubblica”, capace di produrre energia pulita per abbattere i costi della fiera e sostenere le utenze delle zone limitrofe e della fascia del Lido.

I grandi piazzali esterni verrebbero invece destinati a parcheggi scambiatori, aree espositive all’aperto per i macchinari agricoli e spazi flessibili per eventi popolari e manifestazioni estive.

Il Partito Comunista Italiano chiede ora un atto di coraggio all’Amministrazione Comunale di Tarquinia, affinché recepisca la proposta e apra immediatamente un Tavolo Tecnico con la Direzione Regionale del Demanio e l’ARPA Lazio per il censimento dei tetti da rimuovere. «È l’ora dei fatti: trasformiamo un’area militare transennata in un grande polmone economico e sociale, sicuro, pulito e accessibile a tutti i cittadini».

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