Tarquinia, Bacciardi sull’amministrazione Sposetti: “Dopo due anni amministrazione impantanata”

Riceviamo dal consigliere comunale Renato Bacciardi e pubblichiamo

Caro Direttore,
ti chiedo gentilmente di ospitare questa mia riflessione sulla pagine de L’Extra al fine di poterla condividere con i tuoi attenti e numerosi lettori.

Sono ormai trascorsi due anni da quando, con il clamoroso esito – poco sopra il 70% – fissato dalle urne al ballottaggio, l’amministrazione Sposetti si è insediata a governare la Città tra grida di giubilo per la “liberazione” e un programma talmente inclusivo da sembrare ecumenico.

Ad oggi, quella che doveva essere l’amministrazione che voleva salvaguardare ogni voce, ogni cittadino si trova impantanata, nel migliore dei casi nell’inerzia, nel peggiore nell’incapacità.

Il trionfalismo della prima ora è sparito, nascosto dai plurimi fallimenti sia politici che gestionali. L’amministrazione, per voce del sindaco e dei suoi assessori, ha assunto il ruolo di ente dissimulatore sviando, in maniera sempre più sollecita, risposte dovute a domande più che pertinenti, omettendo precisazioni e spiegazioni per le gravissime sviste inerenti i finanziamenti pubblici irrimediabilmente persi e altre faccende non di poco conto.

La prima lacerazione interna alla maggioranza, la nota vicenda che ha posizionato il consigliere Rosati tra i banchi della minoranza, avrebbe dovuto indurre gli altri soggetti della ex coalizione a comprendere con maggiore prudenza in quale vicolo si stavano infilando ma, come nel più scontato dei casi, l’unica reazione è stata quella di organizzare una trincea di sicurezza per mettere al riparo, incarichi, indennità e prebende di una pletora di ansimanti e docili individui pronti a rinnegare ideologie, propaganda e punti presi (o meglio dichiarati) per battaglie d’ordine supremo.

La seconda debacle è stata registrata con il risultato del voto per il referendum sulla Giustizia.

Non pochi hanno notato che la tornata referendaria ha segnato, nella nostra città, una netta sconfitta del fronte del “NO” e questo, in verità, è accaduto nell’intera provincia di Viterbo ma, il dato locale, non poteva essere ignorato: Tarquinia è amministrata da una giunta che è la copia del “comitato per il NO” che si identificava con il cosiddetto “campo largo” . Pertanto, qui si evidenziano un paio di cose: o la maggioranza non è stata capace di mobilitare quella enorme fetta di elettorato che l’aveva sostenuta al ballottaggio o lo stesso elettorato ha voluto esprimere, con il voto a favore del “SI” il proprio dissenso verso l’amministrazione Sposetti, tertium non datur.

La terza perla arriva con la candidatura a consigliere provinciale del “civico” Sposetti il quale, nel pieno rispetto della volontà manipolatoria di taluni soggetti gravanti nella sua vita, viene eletto in quota PD. E qui un applauso andrebbe al regista che ha messo in piedi la farsa del candidato buono, bravo e, soprattutto, civico con buona pace di chi ci ha creduto.

Considero tutto questo, e molto altro, una lunga premessa della riflessione che sto proponendo ai lettori poiché quello che mi sta a cuore è condividere con chi ha intenzione di comprendere cosa sta accadendo alla Città e al suo futuro.

Un futuro che, purtroppo, non si configura come lieve o risolutivo di problematiche le quali, a sentire la propaganda elettorale di chi ha vinto e quella che è seguita dopo la vittoria, sarebbero state rimosse con efficienza e prontezza. Quando mai!

È ormai voce di popolo che la dimensione della sconfitta giuliviana, e la opposta vittoria sposettiana, sia dovuta in larghissima parte alla irritazione popolare suscitata dal carattere e dall’autoritarismo dall’ex sindaco e questo, ovviamente, ha dispiegato un fronte anti-giuliviano che ha portato Sposetti alle vette del risultato ottenuto al secondo turno.

E proprio qui sta il nocciolo, il tema della riflessione in corso: qualcuno ha scambiato la volontà di cambiare pagina come una vittoria politica che autorizza qualsiasi atteggiamento ma che, in realtà, non è mai esistita.

Se l’attuale amministrazione dovesse, intendesse proseguire nel suo percorso fallimentare ed acritico, auto-lodandosi senza averne nessuna ragione, trascurando ogni appello, schifando chi si impegna a sollecitare, coprendo e chiudendo ogni richiesta con un perentorio – non ci sono i soldi! – per poi perderli da tutte le parti, le domande di riflessione sono: la prossima volta dovremmo ancora andare a votare per cacciare via qualcuno? Saremmo di nuovo, come sfortunati nel gioco dell’oca, rinviati alla partenza?

Ora cerco di chiudere qui, per non annoiare e resto a disposizione per ogni ulteriore dibattito sul tema. Grazie.

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