Lettere al Direttore: «Ospedale e granaio di Santo Spirito: ciò che si vede, ciò che non si vuole vedere, cosa si dovrebbe conoscere per amministrare”

Riceviamo da Giannino Tiziani e pubblichiamo

In relazione al dibattito che si è svolto durante il consiglio comunale del 26 giugno c.a., prescindendo dalle polemiche incrociate tra maggioranza ed opposizione in merito alla volontà o meno da parte dell’attuale o della precedente amministrazione di acquisire la disponibilità dell’appartamento di Via dei Granari n. 28, pertinenze e cortile, annessi al Palazzetto dell’ospedale di Santo Spirito, cosa in cui non mi voglio addentrare, mi pare però doveroso avanzare qualche osservazione.

La prima relativa alla conoscenza specifica da parte degli attuali amministratori del decreto di vincolo, peraltro citato dal sindaco nel corso del consiglio medesimo. Nel Decreto, emanato dalla soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio in data 10.12.2021, sull’“ospedale e granaio di Santo Spirito – Via dei Granari 24-28, Piazza Titta Marini 30 e Via della Ripa 36 – si legge che oltre al corpo principale con portale e bifore “il complesso edilizio si compone di una ulteriore parte che si sviluppa sul lato meridionale..” La sua struttura edilizia…si articola su due lati di una corte interna…il braccio meridionale è caratterizzato sul fronte interno del cortile da un portico costituito da due archi a sesto ribassato impostati su un tozzo pilastro centrale…” , quindi il vincolo è emanato sull’insieme dell’antico ospedale di Santo Spirito, che “con tutte le sue stratificazioni costruttive e il granaio annesso costituisce nel suo insieme una testimonianza particolarmente importante per la storia dell’architettura medioevale e moderna dell’alto Lazio, inoltre, rappresenta una significativa testimonianza delle vicende storiche, insediative ed economiche del territorio tarquiniese”.

Non si capisce allora quanto sostenuto dal consigliere comunale Ciurluini in merito alla “non importanza” dell’appartamento sul quale non è stata esercitata la prelazione. Forse lo stesso ripete quanto espresso dall’architetto e consigliere comunale Cesarini nel suo intervento, alquanto sconclusionato, sui decenni, ventenni, trentenni, quarantenni, cinquantenni, non interessati all’archivio e che la cultura “non si può trovare dentro gli archivi”: quindi archivio come luogo inutile. Da rimanere senza parole. Mi sorge il dubbio molesto, che già altre volte si era affacciato alla mia mente, che forse la cultura non si trova nemmeno all’interno delle facoltà di architettura, almeno in quella di Roma.

La storia scritta relativa alla nostra città: sociale, economica, religiosa, architettonica dal Duecento all’invenzione della stampa si trova solamente in archivio. Ma vi è dell’altro: lo stesso architetto afferma che “dal punto di vista tecnico, viste le mie competenze, l’immobile è di qualità scadente, costruito con materiale di recupero…Sono andato a vederlo dall’esterno, perché non si può accedere (???), copertura piana…un disastro…nessun pregio architettonico….”. Faccio notare all’architetto Cesarini che anche Fontana Nova e Palazzo Vitelleschi sono costruiti con materiale di recupero, come anche le basiliche paleocristiane di Roma e buona parte dei suoi palazzi rinascimentali. Di per se il riuso dei materiali antichi costituisce un discrimine di qualità??? Inoltre anche l’altro appartamento, sul quale l’Amministrazione ha esercitato il diritto di prelazione, nonchè il corpo centrale del palazzo, tranne che per il prospetto con portale marmoreo e bifore, quello in maggior evidenza, è per il resto realizzato in materiale di recupero. Se ne deduce quindi che se ne potrebbe conservare solo la facciata, il resto si potrebbe vendere.

Per quanto riguarda la “copertura piana” forse io soffro di allucinazioni o di perdita della memoria visiva, ma non ne ho vista una: la parte su via dei Granari ha la falda singola, il corpo di fabbrica al lato dell’ingresso le ha doppie. Nessun accenno da parte dell’architetto all’elegante portico interno, che protegge la scalinata che sale al primo piano, soluzione unica a Corneto e che a mio parere è anch’esso quattrocentesco. Riguardo al veemente intervento del consigliere Ciurluini sull’assenza di proposte da parte dell’opposizione in merito all’eventuale utilizzo di questo spazio, un paio di suggerimenti avrei potuto avanzarli ma, considerato che nessuno me ne hanno fatto richiesta, me li tengo. Per quanto concerne la conoscenza del fenomeno storico, collegato all’Arcispedale di Santo Spirito, che nella sua grandiosa mole romana sul lungotevere omonimo ha la sua massima espressione, per la quale il Sindaco cita solamente gli atti editi in concomitanza con la mostra La Madonna di Filippo Lippi , Corneto e il cardinale Giovanni Vitelleschi – Tarquinia Dicembre 2024- molto marginali rispetto alla storia multisecolare dell’istituzione romana , ricordo che sul complesso tarquiniese esiste una specifica bibliografia, ultimo il saggio di Andreas Rehberg, di ben 53 pagine, edito negli Atti del convegno tenutosi a Tarquinia, pubblicati dalla STAS nel 2007: Corneto medioevale: territorio , società, economia e istituzioni religiose,preceduto da quello dello scrivente (TIZIANI G., Un priorato semisconosciuto a Corneto (XIII-XVIII secolo), pp, 163-182, in : L’antico Ospedale di Santo Spirito dall’istituzione papale … VOL. I, Roma 2002), altrettanto sconosciuti, se non di più, all’attuale amministrazione.

Ciò ad esprimere il mio sconcerto per l’evidente ignoranza, da parte dell’attuale maggioranza, del rilievo che il complesso riveste nella storia cornetana e del territorio – e per il rifiuto, dalla stessa dimostrato, ad impegnarsi per la sua fruizione pubblica, per la tutela e la gestione unitaria dell’insieme. Quella cornetana fu una germinazione periferica tra le altre centinaia in Italia – tra cui Firenze (S. Spirito), Pisa, Siena- e in Europa- Germania, Francia, Spagna, Polonia . Il Priorato cornetano, nato forse prima del XIII secolo, ha la sua lontana ed indiretta origine nella Roma nel VIII secolo per iniziativa di un sovrano anglosassone (in Saxia) che vi fondò la schola saxonum per ospitare pellegrini sassoni in pellegrinaggio alla tomba di San Pietro.

Colgo l’opportunità per avanzare un’ultima considerazione: mi ha sgradevolmente colpito la demagogia populista con cui il consigliere Ciurluini si scaglia contro i colpevoli e subdoli organizzatori e i sottoscrittori della raccolta firme, contro “le cose aberranti” udite nel corso del Consiglio rispetto alle “persone autorevoli” (così definite da parte dell’incauta opposizione consigliare) “come se una firma valesse più di un’altra”. Per questo signore coloro che si occupano di pizza e fichi , della vendita delle caldarroste o di fisica nucleare o quantistica, di storia dell’arte o ingegneria spaziale sono tutti sullo stesso piano. Questo sarà vero sul piano morale per il Giorno del Giudizio, quando saremo di fronte a Nostro Signore o, forse, nelle aule di Giustizia , ma quando si entra nello specifico delle diverse professionalità e conoscenze, con qualche eccezione, alcune firme valgono sicuramente più di altre perché per pronunciarsi in modo credibile in merito all’ambito storico o architettonico nella fattispecie, necessita una formazione specifica. Visto che per il suddetto signore così non è, forse rientra nell’elenco generazionale snocciolato dall’architetto Cesarini, e tanta misera superficialità di analisi gli sembra sufficiente per una scelta adeguata. Mi arrenderei all’evidenza del contrario, nel caso lo stesso venisse richiesto, ad esempio, per lo studio delle strutture antisismiche necessarie per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina; per il quale è sicuramente più che sufficiente il possesso del titolo di scuola superiore di secondo grado.

Clicca qua per ricevere le notizie locali su WhatsApp
Il modo più semplice per sapere cosa succede a Tarquinia e a Montalto

Ogni venerdì extraletter, il riepilogo settimanale delle notizie locali. Clicca per iscriverti