La Gioconda lascerà il Louvre? Allo studio l’idea di farla diventare itinerante

La Gioconda potrebbe lasciare il Louvre. La notizia è di quelle che colpiscono, ed è tutt’altro che campata in aria. A confermarlo la ministra della Cultura francese, Francoise Nyssen che, in un’intervista a Europe 1, ha confermato un concetto già anticipato all’inizio dell’anno : «Non vedo perché certe cose debbano restare confinate – ha spiegato – certamente, poi, bisogna fare attenzione alla conservazione e a quello che certe opere rappresentano».

E così il più celebre dipinto di Leonardo Da Vinci, icona non solo del Louvre ma dell’arte pittorica mondiale, potrebbe diventare itinerante. «Il mio obiettivo – ha detto la ministra – è di lottare contro la segregazione culturale e, per far questo, uno dei pilastri è un grande piano sulle opere itineranti. L’offerta culturale esiste: per quale motivo dovrebbe essere confinata in certi luoghi e non accessibile ovunque a tutti?».

Un’idea che potrebbe aprire un nuovo modo di immaginare le opere d’arte, con i più celebri capolavori che potrebbero così viaggiare rendendo più semplice la fruizione agli appassionati d’arte di tutto il mondo. Anche se non mancano le perplessità di esperti di arte conservatori del Louvre: evidente l’attenzione che andrebbe fatta per la perfetta manutenzione e conservazione delle opere.

E mentre già ci si prospetta un tour mondiale del volto più celebre della pittura mondiale, c’è chi si fa avanti per essere la prima tappa di questo storico viaggio: il sindaco di Lens, Sylvain Robert, ha proposto di ospitare Monna Lisa nella filiale del Louvre della cittadina; con i tifosi della locale squadra di calcio che già stanno preparando la coreografia per accogliere il quadro in città.

La Gioconda, opera del genio toscano databile al 1503-1506, è ogni giorno meta obbligata per migliaia di persone, che si accalcano nella sixième salle del Louvre,  dove è custodita in una teca climatizzata, protetta da due infrangibili lastre di vetro, di fabbricazione italiana e resistente a vari tipi di esplosivi e a qualsiasi agente corrosivo: nella lunga storia del dipinto non sono mancati i tentativi di vandalismo, nonché un furto rocambolesco, nella notte tra domenica 20 e lunedì 21 agosto del 1911, che in un certo senso ne ha alimentato la leggenda. Portata in Francia dallo stesso Leonardo nel 1516, fu a lungo custodita nel Castello di Fontainebleau, prima che Luigi XV decise di trasferirla a Versailles.

Da quando, dopo la rivoluzione francese, è entrata al Louvre, ne è uscita per poche occasioni: oltre al furto già citato, si sa per certo che Napoleone Bonaparte volle averla nella sua camera da letto, per tornare nel museo nel 1804. Durante la guerra Franco-Prussiana visse un biennio, tra il 1870 e il ’71, in un luogo segreto, al riparo dal rischio di danneggiamento o furto, mentre durante la prima e la seconda guerra mondiale, il dipinto venne messo in sicurezza in varia luoghi, tra cui il castello di Chambord, poi ad Amboise, a cui seguirono l’abbazia di Loc-Dieu, il Museo Ingres di Montauban e di nuovo Chambord, prima di finire sotto il letto del conservatore del Louvre nel castello di Montal e tornare a Parigi nel 1945.

Nel 1962 il quadro fu prestato agli Stati Uniti dove, accolto da John Fitzgerald Kennedy, Jacqueline Kennedy e Lyndon Johnson ed esposto alla National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York, dove attrasse un milione e settecentomila visitatori; nel 1974 fece la sua ultima tournée, con tappe a Tokyo e a Mosca – non senza polemiche – e da allora non ha più abbandonato la “sua” sala.