Parigi, continua il “piano di vegetalizzazione urbana”: in arrivo altri orti urbani

Parigi vuole diventare verde. Una nuova sfida per la capitale francese che entro il 2020 punta ad avere orti urbani in un terzo degli spazi verdi, sfruttando anche i tetti dei palazzi per produrre verdure ed ortaggi.

In particolare il piano di “vegetalizzazione urbana”, iniziato nel 2007, prevede cento ettari supplementari costituiti da tetti e muri vegetali entro il 2020, che oltre a produrre vegetali per l’alimentazione, punta a ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico, e il riscaldamento urbano.

Sempre più diffusi i “Jardins Partagés” (JP), giardini collettivi creati e gestiti da associazioni di quartiere in piccoli appezzamenti di terreno messi a disposizione dal Comune, ormai quasi uno in ogni quartiere per un totale di 50 JP.

Uno degli esempi di questo percorso di trasformazione è La REcyclerie, che in un’area di 100 ettari a venti minuti dalla Tour Eiffel ha costruito uno degli orti urbani più grandi della città sfruttando gli spazi di una vecchia stazione ferroviaria, dove si producono 150 varietà tra verdure e ortaggi che vengono usati direttamente per la preparazione dei piatti serviti ai clienti del bar al centro della struttura.

Altra realtà interessante è La Chambeaudie Farm che sorge sul tetto di un centro medico di Parigi, gestita dalla startup Aéromate, conta già 15 impiegati e ha installato oltre 10mila metri quadri di giardini urbani sui tetti di Parigi. Le piante e le verdure prodotte sono di 40 tipi differenti ottenuti soprattutto con la coltura idroponica che sfrutta una particolare membrana che costa circa 250 euro al metro quadro ma «dura» un decennio – e filtra anche le acque raccolte dall’edificio, grazie alla quale le verdure, ma anche le erbe aromatiche, si possono mangiare anche se crescono in mezzo allo smog. «Abbiamo analizzato i prodotti per anni e dimostrato che frutta e verdura non vengono intaccati dall’inquinamento», rassicura Hubert, che considera la sua società un punto di partenza per la creazione di un nuovo tipo di agricoltura. Già oggi, grazie alla membrana che ha sviluppato, la società riesce a coltivare «300 specie diverse, tutte senza pesticidi».