Riceviamo dal comitato No Fotovoltaico Selvaggio Montalto e Pescia e pubblichiamo
Una sentenza di cui fare fatica a dire che è positiva, ma che non è contro il territorio
Il Tar del Lazio, con questa decisione, si è trovato davanti a un paradosso evidente: ha dovuto rimettere in pista un nuovo impianto fotovoltaico in un territorio già fortemente segnato, ma allo stesso tempo ha tracciato un perimetro molto più rigido entro cui, d’ora in avanti, le autorizzazioni dovranno muoversi.
È un esito che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca. Perché oggi passa un impianto in più, ed è difficile non leggerlo come un ulteriore carico per comuni che hanno già conosciuto una pressione speculativa elevatissima. Tuttavia, fermarsi a questo dato rischia di essere riduttivo. La sentenza, infatti, non legittima il FER selvaggio e non apre a un “liberi tutti”. Al contrario, chiude molte delle scorciatoie che negli anni hanno reso possibile proprio quella deriva.
Il Tar chiarisce che non è più accettabile governare la transizione energetica con automatismi, atti generici o valutazioni approssimative. Niente più “no” costruiti male, ma soprattutto niente più “sì” facili, silenzi-assenso, istruttorie incomplete o pareri fotocopia. Ogni progetto dovrà essere valutato in modo puntuale, trasparente, motivato, con responsabilità piena delle amministrazioni coinvolte.
In questo senso, la sentenza non va letta come una sconfitta secca del territorio. È piuttosto una decisione che, pur autorizzando oggi, rende molto più difficile autorizzare domani senza regole chiare. Dove prima bastava il tempo che passava, ora serviranno atti solidi. Dove prima il silenzio poteva diventare consenso, ora il procedimento dovrà essere esplicito. Dove prima l’effetto cumulativo veniva usato in modo confuso, ora dovrà essere applicato correttamente.
È una tutela che arriva tardi e che pesa meno nell’immediato, ma che rafforza il quadro per il futuro. Il Tar non dice che questi territori possano continuare a essere caricati all’infinito; dice che se si vogliono porre limiti, questi devono essere veri, pianificati, fondati, non improvvisati. E questo sposta finalmente la responsabilità dalla giustizia amministrativa alla politica e alla pianificazione.
Per questo, con fatica, questa sentenza può essere letta come una notizia non del tutto negativa. Non perché risolva il problema – che resta enorme – ma perché mette fine a un sistema opaco che ha favorito sia la speculazione sia l’assenza di una vera tutela. Autorizza oggi, è vero. Ma chiude la stagione dei sì automatici, e questo, per territori come Montalto e Pescia Romana, può diventare un argine decisivo se accompagnato finalmente da scelte politiche chiare.
La partita, insomma, non è persa. È diventata più difficile, più esplicita, più responsabilizzante. E adesso non ci sono più alibi.
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