Il 25 maggio scorso Alessandro Volpe, ricercatore in Filosofia morale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, annotava sul Fatto quotidiano che il debito federale USA ammonta ormai a quasi 40 mila miliardi di dollari, pari a circa il 50% del debito pubblico mondiale (92 mila miliardi); laddove, aggiungiamo noi, la popolazione americana rappresenta solo il 4,2% di quella totale contro il 17,2 dell’India e il 17,1 della Cina, (fonte population.un.org). Dunque il debito USA, se scaricato sulla popolazione, la renderebbe la più povera del globo (fatti salvi ovviamente i 10 cittadini più ricchi – proprietari di Tesla, SpaceX, xAI, Alphabet, Google, Oracole, Amazon, Blue Origin, Meta, Microsoft, ecc. – il cui patrimonio complessivo si aggira sui 2.665 miliardi di dollari.
I problemi che discendono da tale situazione sono almeno tre.
Il primo e più immediato problema è che per collocare il mostruoso debito USA (altro che quello italiano!) i tassi d’interesse devono essere sempre più alti e onerosi da liquidare (ad oggi circa il 4,5% per i buoni decennali e il 5,2 % per i trentennali) ma, nonostante ciò, gli investitori esteri sono ai minimi storici (21% del totale) e il gigantesco debito è per la gran parte in capo ai grandi fondi d’investimento. Tra questi c’è Blackrock, nato appena nel 1988, che ha un patrimonio di 11,500 miliardi di dollari e una cui azione vale circa 1.073 dollari. Il limite di questo come degli altri grandi fondi d’investimento è che devono garantire i dividendi agli azionisti e contemporaneamente tenere in vita la gigantesca bolla finanziaria americana nel momento in cui non è più pensabile stampare altra moneta che riempia la voragine del debito e che l’uso del dollaro come riserva degli Stati è in diminuzione.
Il secondo problema, altrettanto urgente, riguarda un’equa redistribuzione del reddito tra la popolazione americana, cosa di cui la stessa sembra non rendersi conto se, come ha detto qualcuno, il cittadino USA non si considera povero ma solo milionario in momentanea difficoltà economica. Ciò non toglie che prima o poi le difficoltà in aumento gli apriranno gli occhi e vedrà il re nudo.
Il terzo problema è che le grandi aziende americane producono molte armi e tanta tecnologia ma pochi beni necessari alla vita reale (agricoli, manifatturieri ecc.); e che nonostante ciò le regine della Silicon Valley investono ingentissimi capitali nello sviluppo dell’AI senza curarsi del fatto che, restando invariato il modello economico attuale, nei prossimi anni si rischia di togliere lavoro e reddito a milioni di persone e, in una più lontana prospettiva, alla maggior parte degli esseri umani; e che l’unico argine immaginabile all’automazione gestita da AI è che, producendosi molti più beni e servizi di quanti la popolazione mondiale potrebbe acquistarne, prima o poi occorrerebbe darle qualche tipo di ristoro economico a carico dello stesso sistema produttivo; cosa improbabile se si considera che nel momento in cui il software si mangia il lavoro, i lavoratori perdono rilevanza – e dunque potere contrattuale – restando alla mercé del capitale che, come si sa, non è aduso fare prigionieri.
In conseguenza di tutto ciò all’uomo arancione – tutt’altro che folle, considerata la lucidità con cui aumenta la propria ricchezza grazie alle notizie contrastanti su dazi e altre bazzecole che partono dallo Studio Ovale – restano due sole possibilità: la prima è fomentare conflitti in giro per il mondo al fine di accaparrarsi materie prime promettendo nel contempo lucrosi affari legati alle future ricostruzioni delle regioni rase al suolo; e la seconda è vendere a prezzi esorbitanti armi e petrolio all’imbelle, acquiescente e sacrificabile Europa.
E intanto che tutti o quasi seguono verso il baratro il re messia, un americano su cinque fa uso costante di psicofarmaci o (soprattutto gli studenti) di stimolanti ADHD che li rendano più performanti: medicinali che provocano circa 93.000 decessi annui (dati del 2020). Mentre la Cina, che non è una “democrazia” (tra virgolette considerato ciò che avviene nel mondo!), pianifica l’economia tenendo severamente a bada l’avidità del dio Mercato, cresce a ritmi vertiginosi senza bisogno di far guerre e se ne sta sulla sponda del fiume in attesa dell’inevitabile.
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