Per chi suona la campana dell’Ospedale cittadino

di Romeo Manfredi Rotelli

Nel dicembre del 2011, e perciò a distanza di ben 78 anni dal l’istituzione del nostro glorioso Ospedale, la cappella del complesso, nel suo prospetto ovest, a sinistra ed al di sopra dell’ingresso della sagrestia, venne dotata di una piccola, elegante campana bronzea e relativi accessori di fine fattura.

Con alquanta probabilità, non molti utenti, a qualsiasi titolo, del nosocomio cittadino si sono avveduti del sopraggiunto corredo, causa l’ubicazione poco visibile del sito in uno con sempre imperanti urgenze e pensieri ma la saggezza popolare insegna che “cosa fatta capo ha”.

L’iniziativa fu concepita dai frati francescani dell’Immacolata, che officiano il tempietto ed assicurano il conforto spirituale dei malati e trovò nel Cav. Enrico Benedetti, titolare del noto centro commerciale di via Ferri, un immediato, generoso sponsor, come ricorda la targa, anch’essa piccola, posta “in loco”, che ben al di sopra d’ogni intento promozionale recita testualmente: “CON IL FERVIDISSIMO AUSPICIO CHE I RINTOCCHI E GLI ECHI DI QUESTA CAMPANA POSSANO TRAMUTARSI, PER CHI SOFFRE, UN ANNUNZI DI SPERANZA, FIDUCIA E SERENITA’”.

L’evento, che per vero non appare, in sé, eccezionale ed eclatante, assunse valore e rilievo non trascurabili ove si consideri che si rivelò antesignano, presso la classe imprenditoriale autoctona, e non soltanto, di un’inattesa, encomiabile tendenza a riservare, al luogo di cura, attenzioni e conseguenti donazioni di varia natura.

S’iniziò, che si ricordi, con la dotazione di moderni arredi, comprensivi di suggestive e rinfrancanti stampe parietali, nelle sale d’attesa ed in altri ambienti ospedalieri d’uso comune, per seguire con uno o più letti di degenza d’ultima generazione, di pannelli luminosi ed acustici di chiamata degli interessati presso gli sportelli del C.u.p.

Ed ancora, l’elencazione, pur sommaria, degli atti di liberalità non può prescindere da un cenno alle varie e preziose strumentazioni ambulatoriali ed alla nuova, imponente porta, tagliafuoco ed antipanico, di un reparto, pagati, di suo, da un primario ora in quiescenza. Come, parimenti, merita menzione la statua bronzea dell’allora Padre Pio, pregevole per creazione ed impareggiabile per collocazione che, nondimeno, e non sembri pedanteria, meriterebbe la correzione dell’epigrafe figurante sul piedistallo, variando l’errata Pietralcina nella corretta Pietrelcina, vero luogo di nascita dell’oggidì Santo della Chiesa.

Ad ogni modo, amor di verità esige si riconosca come i donativi siano di sicuro avvenuti d’impulso e con signorile discrezione, senza che la stampa locale ne abbia dato contezza, forse perché distratta o troppo impegnata a propalare notizie marginali ed effimere, e pertanto destinate ad imporsi, nella memoria collettiva, per “l’éspace d’un matin”.

Alla luce della riferita vicenda mi pare quindi di poter concludere con piena certezza che, di qui e sino al 2033, allorquando ricorrerà il centenario di fondazione del presidio sanitario – frattanto provvisto, in questi ultimi anni, di una rinnovata copertura a tetto ed oggetto, in questi giorni, di lavori di sostituzione degli originali infissi di finestra con altri più attuali e funzionali – continui a godere di magnanime e copiose elargizioni.

Certezza che ben si coniuga con il fervido augurio che quella fausta circostanza, non vicina ma neppure troppo lontana, possa vedere lo scoprimento di una lapide commemorativa che includa, impersonalmente, tutti i benefattori grandi e meno grandi del nostro Ospedale. Scritto sempre con la “O” maiuscola, con buona pace della grammatica.

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