Per una comunità più forte ed equa: l’appello del Partito Comunista Italiano a tutta la sinistra diffusa

​Riceviamo da Luigi Caria, Partito Comunista Italiano Federazione di Viterbo e pubblichiamo

​Di fronte alle complessità e alle sfide che la nostra città si trova ad affrontare ogni giorno, crediamo sia giunto il momento di fermarsi, riflettere e, soprattutto, dialogare. Come Partito Comunista Italiano, osserviamo da tempo l’azione dell’attuale amministrazione di centrosinistra. Ne vediamo le fatiche quotidiane e le oggettive difficoltà nel portare avanti un progetto amministrativo incisivo, ma la nostra intenzione oggi non è alimentare polemiche sterili o lanciare accuse.

​La critica fine a se stessa non costruisce nulla; ciò di cui il nostro territorio ha bisogno è una visione forte, condivisa e coraggiosa. ​Per fare questo, però, dobbiamo essere lucidi: la sinistra non può essere ridotta a una semplice formula elettorale, né pensata solo come l’insieme dei partiti tradizionali. Le tessere e le sigle politiche, in fondo, rappresentano solo una piccola frazione della nostra comunità. La vera sinistra, quella più profonda e autentica, è molto più grande: è fatta di cittadini che lavorano, di realtà associative, di volontariato e di tutte quelle persone che credono nella solidarietà sociale e nella tutela dei beni comuni.

​Nessuna forza politica da sola, e nessuna cerchia ristretta, può avere la presunzione di decidere a tavolino il da farsi per Tarquinia. Se si vuole davvero costruire un progetto comune, che raccolga l’intera sinistra cittadina, l’unico punto di partenza imprescindibile deve essere l’ascolto reale e costante dei cittadini. Non c’è spazio per personalismi, per ambizioni individuali o per logiche di pura tattica politica. Chiunque voglia stare dentro questo percorso deve accettare che l’agenda venga dettata dalle esigenze della collettività, e non dai calcoli di bottega.

​In questo contesto, chi siede nelle istituzioni ed è stato eletto per rappresentare questi valori non può e non deve muoversi secondo logiche puramente partitistiche o di autoconservazione. Se si vuole davvero far parte di un progetto di rinascita, bisogna avere il coraggio di superare gli steccati, mettere da parte gli interessi di fazione e mettersi al servizio di ciò che chiede la città.

​È a questa comunità diffusa, oltre che ai referenti politici, ai consiglieri e ai movimenti, che ci rivolgiamo. Dobbiamo unire le forze. Ciascuno, con la propria sensibilità, la propria esperienza e la propria quotidianità, può e deve dare un contributo per cambiare in meglio Tarquinia. Abbiamo il dovere di rimettere al centro temi fondamentali come il benessere sociale, la valorizzazione del territorio, l’efficienza dei servizi pubblici e il sostegno concreto a chi fa più fatica.

​La frammentazione e l’isolamento non fanno altro che rallentare il cambiamento. Oggi più che mai, l’unità delle forze progressiste e della sinistra diffusa è un dovere non solo amministrativo, ma anche civile e culturale. Di fronte all’avanzata di una destra nazionale e locale che, attraverso figure come Meloni e Vannacci, sdogana posizioni sempre più vicine al razzismo, all’intolleranza e alla divisione sociale, abbiamo l’obbligo di fare argine.

​Solo attraverso un confronto aperto, maturo e inclusivo, che sappia ascoltare la città reale non solo i palazzi, potremo elaborare risposte concrete e offrire una prospettiva di crescita seria. ​Mettiamo da parte i personalismi e concentriamoci su ciò che ci unisce: l’amore per la nostra comunità e la volontà di renderla un posto migliore, più equo e più solidale per tutti. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, con umiltà e spirito di collaborazione, per il bene comune.

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