



Riceviamo da un lettore e pubblichiamo
Caro Direttore,
circa due mesi fa mi avevi ospitato con una lettera dedicata alla strada del Pidocchio. Parlavo di velocità eccessive, di scarsa visibilità e della necessità di intervenire almeno con un taglio più frequente della vegetazione.
Speravo sinceramente che quella segnalazione, condivisa anche da tanti cittadini, potesse contribuire a migliorare la situazione. Invece oggi mi trovo costretto a scrivere di nuovo perché, purtroppo, è accaduto l’esatto contrario.
Le fotografie che allego parlano da sole. Le canne sono cresciute ancora, invadendo le barriere laterali e restringendo visivamente una carreggiata che già di per sé non è larga. In alcuni punti la vegetazione arriva quasi a coprire completamente la visuale in prossimità delle curve e dei piccoli ponti, proprio dove sarebbe fondamentale poter vedere con anticipo chi arriva in senso opposto. È sufficiente incontrare un’auto che procede un po’ troppo velocemente, un trattore o un ciclista per rendersi conto di quanto il margine di sicurezza sia ridotto.
E la velocità continua a essere il secondo grande problema. Chi percorre quella strada abitualmente sa bene che, nonostante le condizioni della carreggiata, c’è chi la utilizza come fosse una provinciale ampia e rettilinea, o magari come la statale Aurelia appena lasciata. Eppure è una strada di campagna, utilizzata quotidianamente da residenti, agricoltori, mezzi pesanti, ciclisti e da chi raggiunge abitazioni e aziende agricole.
Non serve aspettare l’incidente grave per capire che qualcosa non va. Basterebbe percorrerla una volta, magari proprio nelle ore del tramonto come mostrano queste immagini, quando il sole basso riduce ulteriormente la visibilità e le ombre della vegetazione rendono ancora più difficile percepire cosa ci sia dietro una curva.
La richiesta, oggi come allora, è molto semplice. Un intervento di manutenzione della vegetazione nei tratti più critici e una riflessione seria sulle misure da adottare per moderare la velocità. Non si tratta di fare polemica, ma di prevenzione. Le amministrazioni passano, la strada resta. E con essa restano le persone che ogni giorno la percorrono per andare al lavoro, tornare a casa o raggiungere i campi. Sarebbe davvero un peccato dover tornare a parlarne soltanto dopo l’ennesimo incidente.
Lettera firmata
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