Riceviamo dai Promotori della petizione appartamento Via dei Granari n. 28 e pubblichiamo
I promotori della petizione presentata al Comune di Tarquinia il 5 giugno per chiedere l’esercizio del diritto di prelazione anche sul secondo appartamento di via dei Granari, replicano con fermezza alle dichiarazioni fatte dal consigliere comunale Giovanni Ciurluini nel corso della seduta consiliare del 26 giugno u.s., accusando l’amministrazione di aver preferito screditare un’iniziativa promossa dai cittadini, piuttosto che confrontarsi sulle questioni sollevate.
Al centro della polemica c’è anche la definizione dell’iniziativa come una semplice raccolta firme. I firmatari ricordano invece che si tratta di una petizione, prevista dall’articolo 39 dello Statuto comunale, attraverso la quale i cittadini possono presentare richieste finalizzate alla tutela di interessi collettivi. Uno strumento di partecipazione, dunque, che – sottolineano – non nasce per contrastare l’operato dell’amministrazione, ma per richiamarne l’attenzione su scelte ritenute importanti per il futuro della città e per la migliore tutela di interessi collettivi.
Per questo motivo i promotori giudicano «offensive» le affermazioni con cui il consigliere avrebbe messo in dubbio la credibilità dell’iniziativa. La petizione, evidenziano, è stata sottoscritta da oltre novanta cittadini in poche ore, un numero ben superiore alle trenta firme richieste dallo Statuto comunale. Anche escludendo una firma, sulla quale lo stesso consigliere ha riferito di presunte perplessità, il documento mantiene piena validità giuridica e formale.
Secondo i promotori, le dichiarazioni rilasciate dimostrerebbero una concezione della partecipazione civica come un’iniziativa ostile all’amministrazione, anziché come un contributo democratico al processo decisionale. Una posizione che, a loro giudizio, contrasta apertamente con gli stessi principi di dialogo, ascolto e partecipazione richiamati nelle linee programmatiche, approvate dall’attuale maggioranza.
I firmatari respingono inoltre le insinuazioni secondo cui ai cittadini non sarebbe stato spiegato il contenuto della petizione o indicato con chiarezza l’immobile al quale essa faceva riferimento. Si tratta, sostengono, di accuse prive di fondamento che finiscono per mettere in discussione la correttezza di chi ha promosso l’iniziativa e la consapevolezza di chi l’ha sottoscritta. Un intervento, quello del consigliere, concentrato sulla legittimità stessa della partecipazione dei cittadini.
A conferma di questo clima, i promotori richiamano anche un episodio che definiscono particolarmente significativo: durante la raccolta delle firme sarebbe stato prospettato l’intervento della Polizia Locale e perfino la chiusura di una mostra ospitata in un immobile comunale nel caso in cui le sottoscrizioni fossero avvenute anche all’interno del predetto locale. Un episodio che, secondo i promotori e gli stessi firmatari, confermerebbe la volontà di scoraggiare, anziché favorire, la partecipazione civica.
Uno dei passaggi più contestati riguarda poi l’affermazione secondo cui l’appartamento di via dei Granari 28 sarebbe privo di valore storico. I promotori parlano senza mezzi termini di un’affermazione «totalmente errata», ricordando che l’immobile è stato dichiarato di interesse storico-artistico particolarmente importante dal Ministero della Cultura insieme all’intero complesso dell’ex Ospedale e Granaio di Santo Spirito. Di conseguenza, sostengono, il secondo appartamento, quello sul quale non è stata esercitata la prelazione, sotto il profilo della tutela storico-artistica, è nella stessa identica condizione di quello sul quale il Comune ha invece deciso di esercitare la prelazione. Anzi, aggiungono, secondo la stima predisposta dalla Regione Lazio, il suo valore risulta persino superiore.
I promotori contestano inoltre un’altra affermazione del consigliere, quella secondo cui la petizione avrebbe chiesto di acquistare un immobile senza indicarne le finalità. A loro avviso è la dimostrazione che il documento non sia stato letto con attenzione. Nell’istanza, ricordano, era chiaramente indicato come l’acquisizione del secondo appartamento avrebbe consentito di ampliare ulteriormente l’Archivio storico comunale, garantire la piena tutela dell’intero complesso monumentale dell’ex Ospedale di Santo Spirito e destinarlo integralmente a un uso pubblico, evitando che una parte del bene finisse nella disponibilità di
soggetti privati.
Secondo i promotori e i firmatari, l’acquisizione dell’intero complesso avrebbe rappresentato una scelta strategica per il centro storico e per la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino, lasciando in eredità alle future generazioni uno spazio pubblico di grande pregio, in piena coerenza con l’iniziativa, assunta dall’attuale Amministrazione, di candidare la città a Capitale italiana della Cultura 2028.
Nel comunicato viene inoltre respinta l’affermazione secondo cui sarebbe stato sufficiente un confronto diretto con l’amministrazione. I promotori ricordano infatti che, prima della scadenza dei termini per esercitare il diritto di prelazione, erano già stati utilizzati tutti gli strumenti istituzionali disponibili: un’interrogazione consiliare presentata nel mese di maggio, successivamente sollecitata, una richiesta di convocazione urgente del Consiglio comunale e, infine, la petizione popolare. Nessuna di queste iniziative, sottolineano, ha portato a un confronto pubblico sulle ragioni della scelta dell’amministrazione, prima della scadenza del termine per esercitare la prelazione. Proprio la convocazione di un Consiglio comunale aperto, osservano, prima della scadenza dei termini entro i quali esercitare la prelazione, avrebbe potuto rappresentare l’occasione per spiegare ai cittadini le
motivazioni della rinuncia alla prelazione, consentendo anche ai firmatari di intervenire nel dibattito. Un confronto che, invece, non si è mai svolto.
I promotori pongono infine una serie di interrogativi sulle motivazioni economiche che avrebbero
determinato la decisione dell’amministrazione. Se davvero la rinuncia è conseguente alla mancanza di fondi, chiedono, perché nell’accordo di collaborazione con la Regione Lazio sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, che l’Amministrazione ha approvato il 16 ottobre 2025, non è stata prevista l’applicazione delle norme regionali che consentono, in caso di acquisto da parte del Comune, una riduzione del prezzo fino al 50% del valore di stima? E perché non è stata presa in considerazione anche la possibilità, prevista dalla normativa per immobili sottoposti a tutela storico-artistica, di richiederne il comodato d’uso gratuito?
Sono domande che, secondo i promotori della petizione, attendono ancora una risposta. Domande che riguardano non soltanto il destino di un immobile del centro storico, ma anche il metodo con cui vengono assunte decisioni che incidono sul patrimonio pubblico e sul futuro della città. «Invece di mettere sotto accusa una petizione sottoscritta da oltre novanta cittadini – concludono – sarebbe stato più utile rispondere nel merito delle questioni sollevate e aprire un confronto trasparente con la comunità nei tempi utili».
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