“Sbagliando si deve imparare: il territorio merita il completamento dell’opera e una seria valutazione delle alternative”

Riceviamo e pubblichiamo

Il 5 ottobre 2021 il Tar del Lazio ha pubblicato la sentenza nella quale accoglie la richiesta di annullamento degli atti amministrativi (della Presidenza del Consiglio e del CIPE) che avevano portato all’approvazione del cosiddetto tracciato Verde, il progetto preliminare che localizzava il completamento della SS 675 nella valle del Mignone. Le ragioni sono chiare e lo erano anche nel 2015 quando l’iter di questo progetto è iniziato. L’Anas, contravvenendo alle richieste del Ministero dell’Ambiente durante la procedura VIA, non ha completato la VINCA, la valutazione di incidenza prevista qualora si voglia proporre un progetto che interferisca su un sito della Natura 2000, la cui gestione è disciplinata dalla direttiva Habitat, la cui ratio sta nel fatto di annullare o ridurre al massimo gli impatti sui siti di interesse comunitario individuati per la conservazione della biodiversità.

Da qui il parere negativo in VIA: il tracciato Verde non è ambientalmente compatibile. È bene ricordare che il parere negativo del Ministero dell’Ambiente è arrivato il 20.1.2017, un parere che già conteneva le ragioni per cui prima la Corte di Giustizia dell’UE e oggi il TAR del Lazio hanno stabilito quel confine oltre il quale non si può procedere se non in violazione della direttiva Habitat. Quindi già tre anni e mezzo fa si sarebbe potuto mettere la parola fine a questa ipotesi. Non sono gli “ambientalisti” che hanno fatto perdere del tempo – di questo ancora oggi ci accusano i sostenitori del completamento della SS 675, sono le istituzioni, che inopportunamente malconsigliate dai responsabili del progetto bocciato dalla  giustizia amministrativa e da quella europea, hanno perseguito l’obiettivo ad ogni costo, perdurando nell’errore. Già tre anni e mezzo fa, accantonando il tracciato Verde, si sarebbe potuto procedere ad avviare l’iter per l’aggiramento a nord di Monte Romano e decongestionare così la cittadina dal traffico che la attraversa.

Decadendo l’ipotesi Verde, che prevedeva di bypassare Monte Romano a sud, non rimaneva che valutare (con tutte le cautele del caso) l’eventuale stralcio dell’aggiramento a nord.

A quel punto il dibattito si sarebbe potuto affrontare con meno fretta, che non è mai una buona consigliera, e ponderando ogni ipotesi, anche quelle proposte dal territorio.

Vale la pena ricordare che tutte le ipotesi considerate in questi anni attraversano la ZPS “Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate”, e quindi tutte interferiscono col sito della Natura 2000, anche se in misure differenti (mai valutate!).

Qualora si aprisse nuovamente una fase di valutazione delle alternative, quindi, come indicano le Linee guida nazionali per la Valutazione di Incidenza (VInca) del 2016, «su ogni alternativa proposta deve essere svolta nuovamente un’analisi basata sui criteri della Valutazione appropriata […]: a) l’esame delle soluzioni alternative deve avere il solo scopo di fare in modo che l’impatto sulla rete Natura 2000 sia nullo o comunque sotto la soglia di significatività; b) gli unici criteri che devono essere presi in considerazione devono essere quelli ambientali ed in particolare occorre valutare la potenziale incidenza sugli obiettivi di conservazione dei siti Natura 2000 interessati; c) deve essere considerata anche l’opzione “zero”».

In sostanza OGNI alternativa deve essere sottoposta a una Valutazione appropriata (fase 2 della VINCA). E in seguito tutte le ipotesi, e quelle che verranno, inclusa l’”opzione zero”, devono essere comparate tra loro. L’iniziale, necessario confronto delle soluzioni alternative deve essere svolto SOLO in considerazione della minore o maggiore incidenza rispetto agli obiettivi di conservazione del sito, perché la VINCA è una valutazione che precede ogni altra valutazione o approvazione.

Come già detto, l’Anas sul tracciato Verde non ha mai colpevolmente effettuato la Valutazione appropriata di cui sopra, nonostante le fosse stato richiesto nell’ambito della procedura di VIA, da cui il parere negativo del MATTM, da cui la sentenza della Corte e la sentenza del TAR; né ha mai effettuato l’esame delle alternative alla luce della conservazione dei siti.

Ci ha invece “rifilato” ben due analisi multicriteri costruite ad arte perché la scelta ricadesse sul tracciato Verde, perché pesassero più le componenti economiche (al risparmio) e progettuali rispetto a quelle ambientali.

Vale inoltre la pena ricordare che proprio l’Ingegner Coppa, la più evocata e ricercata in questi giorni come salvifica figura che con i “superpoteri” del Commissario potrebbe estrarre chissà quale coniglio dal cilindro, e a tutti coloro che oggi la cercano allarmati, è stata proprio la responsabile del procedimento relativo al tracciato Verde e quindi responsabile (nel migliore dei casi co-responsabile) di un procedimento bocciato perché viziato dal mancato svolgimento di quanto stabilito dalla normativa europea (recepita dall’ordinamento italiano).

Il tutto con un progetto finanziato (oggi possiamo dire vanamente) con ben due milioni di euro di cui uno dalla comunità europea ed uno da quella autorità portuale che oggi, insieme alla Regione Lazio dichiara fiducia proprio in quel commissario a cui invece dell’affidamento del futuro dell’opera andrebbe chiesto conto (se la memoria collettiva funzionasse a dovere) del fallimentare e oneroso progetto su cui è mancato ogni ragionevole ascolto.

Per fortuna siamo in uno stato di diritto e il diritto è stato affermato per mezzo di due sentenze, una europea e una nazionale.

Oggi non si commetta di nuovo lo stesso errore, quello di saltare i passaggi stabiliti dalla direttiva Habitat, o si perderà altro tempo nel migliore dei casi; nel peggiore si porteranno avanti progetti certamente dannosi per il nostro territorio. La sentenza della Corte europea e quella del TAR, per chi le vuole leggere, forniscono indicazioni precise, delimitando il perimetro dentro il quale sarà possibile muoversi. Oltre quel perimetro si va di nuovo in violazione della direttiva.

Una volta stabilito quale sia l’alternativa meno dannosa per la Natura 2000, ci saranno poi da considerare tutti gli altri vincoli (e non sono pochi) presenti nell’area individuata per il completamento:

Il nostro territorio è interessato da una rete di vincoli paesaggistici, archeologici che sono la nostra ricchezza, una ricchezza che merita rispetto; il nostro territorio ha anche una forte vocazione agricola che ci consiglia di ridurre al minimo il consumo di suolo.

Non bisogna lasciarsi incantare dalla soluzione “semplice” o “preconfezionata” che già qualcuno annuncia incautamente, non bisogna farsi prendere dalla fretta solo perché altri – irresponsabili – hanno perso tempo ostinandosi su un tracciato (quello Verde) che era un fallimento annunciato:

Noi auspichiamo che il dibattito che si sta aprendo per riprendere una corretta valutazione delle alternative si svolga con serenità e concretezza attingendo solo ed esclusivamente ai fatti e prendendo tutto il tempo necessario per valutare una scelta che in ogni caso cambierà il volto del nostro territorio in maniera definitiva (così come è stato per l’autostrada Tirrenica).

Noi saremo – come sempre disponibili ad un contributo serio, ragionato , informato e condiviso; se viceversa si vorrà riproporre le vecchie dinamiche di finta condivisione e partecipazione noi saremo sempre dalla parte dell’ambiente e del nostro territorio e sempre pronti a difenderlo.

Per ITALIA NOSTRA SEZIONE ETRURIA Marzia Marzoli – Presidente
Per il FORUM AMBIENTALISTA Simona Ricotti – Responsabile Nazionale Energia
Per il COMITATO 100% FARNESIANA 100% Marco Tosoni – Portavoce
Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA Virginia Borgi, Nicola Buonaiuto – Portavoce
Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – Portavoce