Riceviamo dai consiglieri comunali Federica Guiducci, Luigi Serafini, Renato Bacciardi, Alberto Tosoni e Betsi Zacchei e pubblichiamo
Ci saremmo aspettati che il Consiglio Comunale di ieri affrontasse le urgenze di Tarquinia: fondi PNRR in scadenza e ancora fermi, il futuro dello stabilimento comunale e le tante questioni aperte della città. Invece, spazio a ratifiche di bilancio, al sostegno alla popolazione cubana e a una richiesta al Senato della Repubblica sul disegno di legge contro la violenza sulle donne. E Tarquinia? Ancora una volta, fuori dall’agenda.
Non possiamo più limitarci a una semplice osservazione di fronte a una deriva che, seduta dopo seduta, appare ormai evidente nei lavori di questo Consiglio comunale.
Giá dalle prime sedute del consiglio comunale dell’amministrazione Sposetti, stiamo assistendo a una progressiva e impropria trasformazione dell’aula consiliare in una tribuna per dibattiti su questioni internazionali che, pur nella loro complessità e rilevanza sul piano globale, non rientrano nelle competenze né nelle responsabilità di un Consiglio comunale. Sempre più spesso, infatti, l’attenzione viene spostata su temi che esulano completamente dal mandato amministrativo locale, spostando il ruolo dell’istituzione locale che poco si occupa dei molteplici problemi della Città.
Sembra quasi che qualcuno abbia smarrito il senso delle proprie funzioni, confondendo l’aula consiliare con un’arena diplomatica o un contesto internazionale, quando invece questo dovrebbe essere il luogo in cui si affrontano e si risolvono i problemi concreti dei cittadini. Un luogo di ascolto, di proposta e di azione su ciò che incide direttamente sulla qualità della vita della nostra comunità.
Questo modo di procedere sottrae tempo prezioso alle vere priorità del territorio e rappresenta una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che ci hanno eletto per occuparci dei loro bisogni quotidiani. Mentre si discutono mozioni dal valore esclusivamente simbolico e prive di effetti concreti sul nostro territorio, restano in secondo piano questioni urgenti e non più rinviabili: il miglioramento dei servizi, la cura e il decoro urbano, la sicurezza, il sostegno alle famiglie e alle attività locali.
È ormai evidente che questa amministrazione abbia progressivamente perso il contatto con la realtà. Fuori da quest’aula ci sono strade che necessitano interventi, servizi che devono essere garantiti con efficienza, cittadini che chiedono risposte puntuali e concrete. A queste istanze dobbiamo dare priorità, evitando di disperdere energie in prese di posizione su scenari geopolitici sui quali, di fatto, non abbiamo alcuna possibilità di incidere.
Le istituzioni locali devono mantenere serietà, credibilità e coerenza con il proprio ruolo. Continuare su questa strada significa allontanare il Consiglio comunale dalla sua funzione originaria.
Per queste ragioni, e per marcare in modo chiaro e inequivocabile il nostro dissenso rispetto a un utilizzo distorto dell’aula consiliare, abbiamo deciso di abbandonare la seduta nel momento in cui sono stati introdotti argomenti privi di attinenza con la nostra comunità e con il mandato amministrativo che ci è stato affidato.
Si tratta di una scelta consapevole, che non vuole essere una sottrazione al confronto, ma al contrario un richiamo forte al rispetto delle priorità dei cittadini. Non intendiamo essere complici di una deriva populista e prettamente pretestuosa e parziale. Torneremo a partecipare pienamente e con spirito costruttivo ai lavori dell’aula quando al centro del dibattito torneranno, finalmente, gli interessi reali della nostra città e le esigenze concrete della nostra comunità.
