Carpe Diem, 25 anni di gelato artigianale a Tarquinia Lido: la storia di una gelateria diventata un’icona

Ci sono attività che, anno dopo anno, entrano a far parte della storia di un luogo e di chi lo frequenta. Non perché siano semplicemente lì, ma perché finiscono per accompagnare i ricordi di intere generazioni. Il gelato dopo il mare, le passeggiate sul lungomare, le sere d’estate con gli amici, i bambini che diventano genitori e tornano nello stesso posto con i propri figli.

A Tarquinia Lido, il Carpe Diem è una di queste. Quella in corso è la venticinquesima stagione della gelateria che, negli anni, è diventata uno dei punti di riferimento di chi vive la località: una storia fatta di intuizioni, sacrifici, studio e, soprattutto, tanta passione.

Tutto nasce nella primavera del 2002, con Maurizio impegnato in un giro in scooter a Tarquinia Lido. «Dopo vent’anni da metalmeccanico, con la chiusura della centrale di Montalto di Castro ero rimasto senza lavoro – racconta Maurizio – Un giorno, passando in scooter sul lungomare, vidi il precedente proprietario che stava sistemando la veranda e, d’impulso, gli chiesi se fosse interessato a vendere. Non serve che vi dica quale fu la sua risposta».

Da una necessità nasce così una nuova vita professionale. In realtà, per Maurizio, il gelato non era un mondo sconosciuto: da ragazzo aveva già lavorato in gelateria e quella passione non l’aveva mai abbandonato.

«L’apertura arrivò in occasione della Mostra Mercato delle Macchine Agricole, ma il primo vero scontrino lo abbiamo emesso il 10 maggio: per i primi giorni, infatti, regalavamo il gelato. Era il nostro modo per farci conoscere».

Dalla passione all’artigianalità: la crescita della gelateria

Il Carpe Diem nel 2002

I primi anni furono condivisi con altri soci. Poi il Carpe Diem prese la forma che ancora oggi lo caratterizza. Nel frattempo Maurizio aveva iniziato un lungo percorso di formazione. «Anno dopo anno siamo passati dai semilavorati a una produzione completamente artigianale. Per cominciare comprai mantecatore e pastorizzatore dal Tibidabo. Erano le stesse macchine con cui avevo lavorato vent’anni prima. Non le usavano più e gliele chiesi». Poi arrivarono corsi, sperimentazioni e un inverno interamente dedicato allo studio. «E oggi realizziamo tutto nel nostro laboratorio, partendo direttamente dalle materie prime».

Le difficoltà, certo, non sono mancate. «Venticinque anni fa – ricorda Maurizio – la passeggiata praticamente finiva all’altezza del Gravisca. Questa parte del Lido era molto meno frequentata». Poi, stagione dopo stagione, il Carpe Diem è cresciuto sino a essere la realtà che è oggi. «E a un certo punto siamo stati vicinissimi ad aprire anche al centro storico, poi non se ne è fatto nulla!»

Le persone prima del gelato

Ilaria c’è stata praticamente sin dall’inizio, e per tante stagioni, così come Marina, altra anima di questa realtà. Elisa invece è arrivata nel 2003 e da allora a oggi è, di fatto, diventata il volto della gelateria. «In venticinque stagioni – dicono all’unisono – sono passate tantissime ragazze dietro questo bancone e vorremmo ringraziarle davvero tutte. «Una citazione particolare – specifica Elisa – è però per Vanessa, che è rimasta con noi dieci anni! E per Dalila, che mi sta al fianco da qualche stagione!» «Con le ragazze dello staff siamo stati fortunati. – aggiunge Maurizio – Ma bisogna anche dire che abbiamo sempre cercato di trattarle bene.»

Nel 2022 arriva un’altra svolta importante: Elisa e Daniele raccolgono il testimone. «Daniele non aveva mai fatto il gelato. – racconta Elisa. – Ha imparato da Maurizio, ha frequentato corsi e oggi il risultato è quello che i clienti trovano ogni giorno in vetrina.»

«Ha imparato in fretta», conferma Maurizio. «Ed è precisissimo», aggiunge Elisa. «E nella preparazione del gelato la precisione è fondamentale.»

Alla domanda sul segreto di un buon gelato, Maurizio sorride. «Non c’è nessun segreto. Chi dice di averlo è un fanfarone.» Per Elisa la risposta è molto più concreta. «Contano gli ingredienti. Se quelli sono buoni, hai già fatto gran parte del lavoro. Fare il gelato dalla A alla Z, senza usare semilavorati, fa una differenza enorme. Lo zabaione è davvero fatto con uova, latte e Marsala. Molti gusti alla frutta partono da frutta a chilometro zero. E quella differenza, quando assaggi il gelato, si sente.»

I clienti, il Lido e venticinque estati di ricordi

Il vero patrimonio del Carpe Diem, però, sono i clienti. «Ormai mi capita spesso che qualcuno mi fermi per strada dicendomi: “Solo vedendoti mi è venuta voglia di gelato”. E poi davvero lo ritrovo qui qualche ora dopo. – sorride Elisa – Dopo oltre vent’anni dietro il bancone, il rapporto va ben oltre quello tra commerciante e cliente: molti vengono anche per raccontarti la loro giornata. Ti parlano, ti ascoltano. È diventata un’amicizia. Non so quanti bambini e ragazzi ai quali facevo il gelato venticinque anni fa oggi vengano qui con i loro figli! Certo, ogni tanto capita il cliente difficile. Ma poi entra qualcuno che ti fa sorridere e penso: ecco perché, dopo tutti questi anni, sono ancora qui.»

Tarquinia Lido, invece, come è cambiata in questi quasi 25 anni? «Secondo me, semplicemente, non è cambiata – dice Maurizio – Ricordo una riunione degli operatori del Lido di oltre quarant’anni fa, quando avevamo ancora il chiosco di frutta e verdura. Le problematiche e la mentalità erano le stesse. Da allora è cambiato poco.» Elisa è ancora più netta: «Siamo fermi. Forse, per certi aspetti, siamo addirittura tornati indietro.»

Il futuro del Carpe Diem e i gusti che conquistano tutti

E tra venticinque anni che sarà del Carpe Diem? «Speriamo che sia nelle mani di qualcun altro, con me in pensione!», scherza Elisa. «Magari qualcuno di famiglia. Ma spero di non essere ancora io dietro il bancone!»

Alla fine la domanda più difficile: quali sono i gusti del cuore? Maurizio sceglie il cioccolato fondente o lo zabaione. «Il cono è perfetto per passeggiare. – aggiunge – Se invece vuoi degustare davvero il gelato, meglio la coppetta.» Elisa non ha dubbi: «Cioccolato al latte. Nel cono. E da mangiare con calma, quando ho davvero il tempo di gustarmelo.» Daniele, invece, sorprende tutti: «Curcuma. Ma soltanto da quando faccio il gelato. E rigorosamente nella coppetta.»

E il gusto più richiesto? «Il pistacchio continua a essere il re – spiegano dal Carpe Diem – Insieme ai grandi classici come fondente e nocciola. Però negli ultimi anni la frutta è tornata fortissimo, anche perché utilizziamo frutta davvero a chilometro zero e la qualità si sente tutta.»

Venticinque stagioni dopo quel passaggio in scooter sul lungomare, il Carpe Diem continua a fare quello che ha sempre fatto: servire un cono o una coppetta, una crepe o uno yogurt. Ma, senza quasi accorgersene, insieme al gelato ha distribuito anche migliaia di ricordi. Ed è forse questo l’ingrediente che, pur non essendo scritto in nessuna ricetta, rende davvero speciale quel posto.

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