Tarquinia, il PCI attacca il centrodestra: «Non può impartire lezioni dopo aver governato la città»

Riceviamo da Nicolò Parrino, PCI di Tarquinia, e pubblichiamo

Assistiamo ormai da mesi a un teatrino politico grottesco, dove esponenti della minoranza consiliare si ergono a salvatori della patria, dispensando lezioni di amministrazione a mezzo stampa e sui social network. Come Sezione del Partito Comunista Italiano di Tarquinia, riteniamo doveroso riportare il dibattito sui binari della realtà e della memoria storica.

Ciò che l’opposizione cerca disperatamente di nascondere ai cittadini è un dato di fatto inconfutabile: molti dei consiglieri che oggi strepitano dai banchi della minoranza sono gli stessi che hanno governato Tarquinia nelle passate amministrazioni.

Sono gli stessi volti e gli stessi gruppi politici che per anni hanno guidato la città, portandola al degrado attuale. Sono i responsabili diretti della privatizzazione strisciante dei servizi, dell’abbandono sistematico del patrimonio pubblico, della cementificazione selvaggia, della gestione fallimentare del territorio e dell’assenza di qualsiasi politica sociale a tutela dei ceti più deboli, dei lavoratori e dei quartieri popolari.

È troppo comodo oggi gridare all’emergenza sul decoro urbano, sulla manutenzione o sulla sicurezza, dopo aver spalancato le porte ai privati e aver lasciato marcire per anni immobili comunali, infrastrutture ed ex aree industriali.

Chi ieri ha creato il danno svendendo il patrimonio collettivo e curando solo gli interessi di pochi, oggi non può pretendere di fare il maestro. I cittadini e i lavoratori di Tarquinia non soffrono di amnesia: sanno benissimo chi ha affossato i servizi pubblici e chi ha ridotto la nostra città a un bacino di speculazione e abbandono.

Servono fatti per la collettività, non la propaganda di chi ha già fallito. Come PCI ribadiamo che la gestione di una comunità non è un’arena per la propaganda da tastiera o per il rigurgito di interessi personali. Servono scelte radicali e popolari: ripubblicizzazione dei servizi essenziali, bonifica reale e pubblica dei siti inquinati e dismessi, tutela dei beni comuni, lavoro dignitoso e interventi prioritari nelle periferie e nelle frazioni dimenticate.

All’opposizione diciamo chiaramente: fermate la macchina della demagogia. Se avete proposte concrete nell’interesse collettivo e non dei soliti poteri forti, portatele nelle sedi opportune. Ma risparmiateci la solita retorica ipocrita: Tarquinia ha già pagato a caro prezzo le vostre scelte politiche e non ha alcuna intenzione di tornare indietro.