Riceviamo da Sinistra Italiana – Circolo di Tarquinia e pubblichiamo
La bocciatura della mozione per istituire un’Agenzia Sociale per l’Abitare segna una scelta politica precisa dell’amministrazione PD-M5S: riconoscere a parole l’emergenza abitativa, ma rifiutare nei fatti uno strumento concreto per affrontarla.
Il 27 ottobre, in Consiglio comunale, di fronte a una proposta che avrebbe potuto aprire nuove possibilità per tante persone in difficoltà, la maggioranza ha preferito rifugiarsi dietro obiezioni generiche, presunti costi e argomentazioni che confondono strumenti diversi. L’Agenzia Sociale per l’Abitare non sostituisce i contributi per gli affitti già esistenti: interviene dove oggi il Comune non arriva, favorendo l’incontro tra proprietari e inquilini, offrendo garanzie e promuovendo canoni sostenibili. Una risposta per giovani costretti a restare nelle famiglie d’origine, coppie in difficoltà, lavoratori stagionali e persone che non riescono a trovare una casa a prezzi accessibili.
Di fronte a questa proposta, anziché aprire un confronto serio, approfondire le esperienze già attive e verificare le risorse disponibili, la maggioranza ha scelto di dire no. Eppure, se riteneva necessario valutare preventivamente i costi, avrebbe potuto proporre modifiche, chiedere approfondimenti o avviare un percorso condiviso. Non lo ha fatto. Il problema, evidentemente, non è soltanto economico: è politico. Perché le scelte di indirizzo spettano agli amministratori eletti, non possono essere scaricate sugli uffici comunali né rinviate all’infinito in attesa di dati che proprio un’iniziativa politica dovrebbe contribuire a raccogliere. Colpisce, inoltre, la distanza tra questa decisione e gli impegni del programma elettorale, che prevedeva di promuovere forme di abitazione sociale agevolata. Una promessa rimasta sulla carta, mentre il problema della casa continua a pesare sulla vita di chi non dispone di patrimoni familiari o redditi sufficienti.
Ancora più evidente è la contraddizione di chi denuncia l’emergenza abitativa, ma poi respinge lo strumento proposto per affrontarla, liquidandolo come un «pannicello caldo», senza indicare quali alternative concrete e strutturali intenda realizzare. La maggioranza PD-M5S sembra così allontanarsi dalle politiche sociali che dichiara di voler perseguire, fino a rendere sempre più difficile distinguere le sue scelte da quelle di chi considera il mercato e le risorse individuali sufficienti a risolvere ogni problema.
Noi non accettiamo che l’emergenza abitativa venga riconosciuta nei discorsi e ignorata nelle decisioni. Chiediamo che si apra un confronto con le parti sociali, che si convochi una commissione dedicata e che si avvii un’indagine sulla domanda abitativa insoddisfatta, sugli immobili sfitti e sugli ostacoli che impediscono l’incontro tra proprietari e potenziali inquilini. La casa non è un privilegio per pochi, ma una condizione essenziale di autonomia, dignità e giustizia sociale. Su questo terreno si misura la coerenza di un’amministrazione e la sua capacità di dare risposte ai cittadini. La domanda, a questo punto, è semplice: se la maggioranza riconosce che il problema esiste, perché ha bocciato la proposta di affrontarlo? E soprattutto, quali soluzioni concrete intende mettere in campo? Aspettiamo risposte, non altre dichiarazioni di principio.
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