Il vescovo Marrucci rimette il mandato al Papa: la sua lettera ai fedeli

Pubblichiamo la lettera che il vescovo Luigi Marrucci ha scritto nei giorni scorsi alla Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia nel giorno del suo 75° compleanno.

“Cari amici nel sacerdozio ordinato e battesimale, desidero condividere spiritualmente il compimento dei miei settantacinque anni.

Come per tutte le persone, sono stati anni sofferti e sereni, belli ma anche segnati da tante notti senza luce, vissuti però nella gioia profonda del cuore, perché alla scuola di Gesù Maestro e a servizio della sua Chiesa.

Fin da bimbo ho respirato in famiglia l’aria genuina della fede; una famiglia povera di “studi teologici” e di mezzi materiali (mio padre svolgeva il mestiere di calzolaio e mia madre, al mattino aiutava a fare il pane nell’unico forno del paese e poi andava a lavorare in campagna) ma ricca di “vita cristiana vissuta” nell’amore a Cristo, a Maria Santissima, alla Chiesa e a chi bussava alla porta di casa.

Al Signore il primo pensiero di gratitudine e poi ai miei, che ricordo con affetto filiale.

La Provvidenza, che mi ha chiamato al sacerdozio, mi ha portato a svolgere nella Chiesa vari ministeri: parroco, insegnante, direttore spirituale del Seminario, assistente spirituale dell’associazione ecclesiale UNITALSI, vescovo di questa santa Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia.

Ringrazio i Superiori per la fiducia che hanno sempre riposto in me.
Con il settantacinquesimo anno di età il Codice di Diritto Canonico, can. 401 §1, mi chiede di rimettere il mandato nelle mani del Santo Padre, cosa che ho fatto il 2 febbraio u.s. e che il Papa ha accolto il giorno 22 con la classica formula, che la Congregazione dei Vescovi, per il tramite della Nunziatura Apostolica, mi ha rimesso “il Santo Padre ha accettato la rinuncia con la formula nunc pro tuncnel senso che il Presule rimanga al governo della sede fino alla nomina del successore”.

In questo tempo, in cui tutti siamo costretti a vivere una Quaresima particolare rimanendo nelle proprie case, anch’io passo in rassegna i miei cinquant’anni di sacerdozio, dieci dei quali vissuti in mezzo a voi.

Su questi ultimi sono particolarmente invitato a riflettere per poter stilare, insieme ai miei più stretti collaboratori, la Relazione della Diocesi da trasmettere ai competenti Dicasteri della Curia Vaticana.

E per il lavoro compiuto insieme, ringrazio il Signore e chiedo allo Spirito Santo di fecondarlo con la sua grazia perché porti frutti sempre più abbondanti.

Gesù ripete a ciascuno quel che ha detto alla Samaritana: “mio cibo è fare la volontà di Dio che mi ha mandato, e compiere la sua opera fino in fondo. C’è un proverbio che dice: Ancora quattro mesi, poi è ora di tagliare il grano. Bene, io vi dico: Alzate gli occhi e guardate i campi! È il momento di mietere. I mietitori ricevono già la paga e mettono insieme un raccolto per la vita eterna. Chi semina e chi raccoglie si rallegrano insieme. Un altro proverbio dice: Uno semina e l’altro raccoglie”.(Gv 4,34-37).

Il primo pensiero va ai miei predecessori che hanno seminato con perseveranza e passione perché noi raccogliessimo i frutti delle loro fatiche, ma nello stesso tempo siamo invitati a seminare e a lavorare anche noi nella vigna del Signore: “andate nella mia vigna” (Mt 20,4) ci è stato detto nel giorno del Battesimo e ripetuto in quello della ordinazione sacerdotale.
E ci siamo messi in cammino.

Poi arriva il tempo in cui, cessata l’attività, occorre fare i conti davanti al Datore di lavoro, alla luce della propria coscienza. So che “il Signore fa giustizia al suo popolo e dei suoi servi ha compassione” (Salmo 135,14):è un Dio che pretende, ma anche si “commuove per il figlio delle sue viscere… e non [lo] dimenticherà mai”(cfr. Is 49,15).

Per questo è necessaria la preghiera e la solidarietà delle sorelle e dei fratelli incontrati nel corso degli anni lavorativi: sono stati e sono dei buoni sostenitori nella lotta contro gli assalti del maligno (cfr. Es 17,8-16)che, “come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”(1 Pt 5,8). Per questa azione di sostegno, vi ringrazio di cuore.

Ho avvertito, in questi anni di episcopato, la vicinanza di tantissimi fedeli e la fraternità dei miei sacerdoti che ringrazio per la loro obbedienza e per la loro disponibilità a servire la Chiesa.

Ai fedeli laici grazie per la corresponsabilità nel promuovere un laicato sempre più maturo, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II.

Una parola di gratitudine vorrei estenderla a tutti i cittadini e alle autorità civili e militari che in questi anni con me hanno condiviso il cammino della vita: mi sono sentito accolto, sostenuto, amato come fossi stato sempre cittadino di questa terra.

E al momento in cui il Santo Padre provvederà al governo di questa Chiesa con un nuovo pastore, ho pensato di rimanere a Civitavecchia, nell’abitazione lasciata vuota nel 2017 dai Padri Francescani Conventuali che svolgevano il servizio nel Santuario della SS.ma Concezione.

Quel luogo caro ai civitavecchiesi, sarà per me “cenacolo” di preghiera e “altare” da cui offrire, per l’ultima volta al Signore il dono della vita, per l’amata Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia.

Vi affido a Maria Santissima, la Vergine del “sì-eccomi”come la contempliamo nel mistero dell’Annunciazione, a cui fin da giovane ho consacrato la mia esistenza, e con lei rinnoviamo la nostra disponibilità a Dio perché compia il suo disegno di salvezza su ciascuno e sul mondo intero.

A tutti un abbraccio fraterno, mentre invoco la benedizione del Signore”.

don Luigi, vescovo