Lettere al Direttore: “Il centro storico sta morendo”

Riceviamo e pubblichiamo

Ho letto con particolare interesse l’articolo apparso su lextra.news di ieri (3 febbraio 2026) riguardante un comunicato dell’Associazione Divini Commercianti dal quale, seppure con molto tatto, emerge un disaccordo creatosi a seguito della riunione tenuta con l’assessore al commercio Andreani riguardante aspetti legati alle attività commerciali, in particolare quelle presenti all’interno del Centro storico.

È evidente a tutti, credo, lo stato di degrado in cui versa il nostro centro storico dove ormai, oltre alle attività di bar e ristorazione, sono rimaste aperte pochissime attività storiche che meriterebbero il sostegno (anche economico) del Comune, a fronte di barberie, minimarket, frutterie e agenzie immobiliari che sorgono come funghi, senza una logica programmazione di settore.

Ma anche le attività di bar e ristorazione sembrano risentire di una situazione congiunturale che le rende sempre più esposte a difficoltà di prosecuzione. In effetti pochissime di esse (si contano sul palmo di una mano) godono di un buon andamento economico legato alla posizione e ad alcuni “vantaggi” dovuti all’utilizzo del suolo pubblico in quantità esorbitante, rispetto alla quasi totalità degli altri esercizi che per motivi oggettivi ne restano penalizzati o privi.

È evidente che la logistica dei locali fa la differenza, ma una Amministrazione oculata e attenta alle politiche commerciali potrebbe, anzi dovrebbe mettere in atto tutti quei correttivi che possano bilanciare tali squilibri. E qui emerge l’inadeguatezza dell’Assessore competente che anziché farsi immortalare in occasione del taglio del nastro per l’avvio di nuove attività (che poi durano il tempo di una stagione), dovrebbe, attraverso gli uffici di settore, predisporre tutti quegli strumenti amministrativi atti a ridurre se non addirittura eliminare tali squilibri garantendo la sopravvivenza delle attività nel rispetto di un interesse generale che compete proprio all’ente Comune.

A tale proposito non si capisce per quale motivo, al di là delle astratte promesse mai attuate, non si metta mano subito al regolamento del commercio su tale argomento per codificare in modo puntuale le occupazioni di aree pubbliche in concessione con percentuali ben definite in relazione alle superfici commerciali autorizzate. Senza sforzi eccessivi basterebbe “copiare” i regolamenti del commercio adottati di recente nelle città storiche circostanti (Viterbo, Civitavecchia, Roma) per capire, ad esempio, che le aree pubbliche esterne alle attività commerciali non possono superare il 50% di quelle interne dei locali con una riduzione al 30% – 25% nei centri storici ed in prossimità di monumenti storici. Tale regola eliminerebbe in parte la discriminante della localizzazione degli esercizi commerciali e bilancerebbe gli interessi di tutte le categorie dei fruitori del centro storico quali i turisti, i residenti ed ancor più gli stessi esercenti le attività.

Ovviamente essendo state concesse licenze commerciali per superfici di somministrazione rapportate alle superfici delle cucine, l’incremento contenuto nelle percentuali anzidette migliorerebbe sicuramente l’aspetto igienico sanitario, della sicurezza del personale dipendente e la qualità del servizio fornito a tutto vantaggio degli avventori.

Infine una raccomandazione, si dispongano verifiche periodiche sulla idoneità dei locali utilizzati per l’attività e si accertino le misure di igiene e sicurezza presenti secondo le norme (HACCP) (estintori, uscite di sicurezza con aperture dirette verso l’esterno, percorso separato sporco pulito, conservazione alimenti ecc.) perché non si debba piangere domani ciò che si potrebbe prevenire oggi. Crans-Montana insegna! Con la speranza che non accada mai più.

Lettera firmata

Ricevi le notizie locali su WhatsApp
Il modo più semplice per sapere cosa succede a Tarquinia e a Montalto

Ogni venerdì extraletter, il riepilogo settimanale delle notizie locali. Iscriviti.