Tuscia, fronte compatto contro impianti eolici e fotovoltaici industriali

Riceviamo e pubblichiamo

Straordinaria, trasversale e senza precedenti: così si può definire l’assemblea che si è tenuta presso la Rocca dei Papi

Un’affluenza eccezionale ha riunito cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, biodistretti e rappresentanti delle principali categorie economiche — dall’agricoltura al turismo, fino all’agriturismo — tutti uniti nel denunciare l’assalto dei grandi impianti industriali eolici e fotovoltaici al territorio.

Al fianco del Coordinamento Rinnovabili Tuscia, promotore dell’evento, si è formato un fronte istituzionale compatto, dal Presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Romoli, alle presenze dei Sindaci di Bagnoregio, Bolsena, Canino, Farnese, Ischia di Castro, Marta, Montalto di Castro e Montefiascone.

Il “No” Unanime della Politica Regionale

L’incontro, aperto dalla Sindaca di Montefiascone Giulia De Santis e efficacemente moderato da Francesco Pratesi, Presidente della sezione Maremma di Italia Nostra, ha subito dettato il tono della mattinata: la prima cittadina ha lanciato un messaggio netto agli amministratori locali ancora tentati dall’idea di vedere negli impianti industriali un’opportunità per il territorio: “Dovete ricredervi. Non si tratta di sviluppo, ma di pura speculazione. È tempo di investire invece in progetti che valorizzino l’ambiente, la biodiversità e le risorse autentiche di questa terra” sono state infatti le sue parole.

Significativi sono stati gli interventi dei tre massimi rappresentanti viterbesi in Regione Lazio: Daniele Sabatini (Capogruppo Fratelli d’Italia), Enrico Panunzi (Vicepresidente del Consiglio Regionale – PD) e Giulio Zelli (Presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente – FdI). Nonostante le diverse appartenenze politiche, i rappresentanti regionali hanno confermato l’impegno per una legge sulle “Aree Idonee” che tuteli il territorio e fermi la speculazione industriale. Hanno riconosciuto che, dopo una fase iniziale fuori controllo, una pianificazione attenta e strumenti normativi chiari sono a questo punto indispensabili per il buon governo della transizione energetica.” Su questo punto il fronte regionale si è mostrato compatto e senza ambiguità: nessun nuovo impianto dovrà essere approvato nella provincia di Viterbo finché non sarà garantita un’equa distribuzione del carico energetico tra tutte le province laziali, nel rispetto dei principi sanciti dalla Legge nazionale Aree Idonee n. 4/2026.

Voci dal Territorio: il Mondo Economico e Associativo si Schiera Compatto

Sul palco si sono alternati i rappresentanti delle principali realtà economiche e associative della provincia, offrendo un quadro vivido delle preoccupazioni che attraversano ogni settore produttivo della Tuscia. A dare un respiro più ampio al dibattito ha contribuito anche Maurizio Conticelli, in rappresentanza dell’Associazione Amici della Terra, che ha evidenziato il clima di censura da parte dei mass media nazionali (TV, quotidiani, ecc.) nei confronti delle posizioni critiche sul tema della deregulation che caratterizza le rinnovabili, con una evidente complicità della parte politica. Ha poi richiamato la Direttiva RED III che vincolerebbe la realizzazione degli impianti agli obiettivi PNIEC ed alle aree mappate dal GSE.

Le associazioni agricole — Confagricoltura, Coldiretti e CIA — hanno reclamato maggiore attenzione allo sviluppo di un settore che nella provincia di Viterbo vanta produzioni di assoluta eccellenza. Un patrimonio agroalimentare che rischia di essere messo in ombra da una pianificazione energetica calata dall’alto e indifferente alle vocazioni del territorio.

Il mondo del turismo, rappresentato da Agriturist Lazio, dall’Associazione Dimore Storiche e da Federalberghi Viterbo, ha tracciato un quadro preoccupante: il settore è in forte crescita, ma quella crescita potrebbe essere brutalmente interrotta dall’installazione di impianti industriali su larga scala. “Chi verrebbe a visitare distese di pannelli fotovoltaici o a confrontarsi con pale eoliche alte fino a 250 metri?” è la domanda retorica che ha risuonato con forza nella sala.

Le associazioni ambientaliste e i comitati — tra cui CAT (Comitato Ambiente Tuscia), Italia Nostra Sezione Etruria, Italia Nostra Roma, Altritalia Ambiente e la Coalizione TESS — hanno indicato una strada concreta: destinare alla transizione energetica le aree già impermeabilizzate e degradate, evitando ulteriore consumo di suolo agricolo e paesaggistico. In particolare, la rete TESS ha presentato il proprio piano di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili a consumo di suolo zero, un modello che promette vantaggi sia per le casse dello Stato sia per le bollette dei cittadini. I biodistretti del Lago Bolsena e Via Amerina e delle Forre hanno portato la testimonianza di realtà che hanno costruito la propria identità sulla qualità ambientale e sulla biodiversità del territorio. Il Biodistretto delle Forre ha inoltre allargato lo sguardo su un’altra minaccia che incombe sulla provincia: il progetto di deposito nazionale delle scorie nucleari, che si somma alla speculazione energetica in corso, configurando un doppio attacco alla vocazione naturale e agricola della Tuscia.

Una voce autorevole ha arricchito il dibattito: quella della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, rappresentata dalla Soprintendente architetto Margherita Eichberg e dall’ architetto Yuri Strozzieri. Il loro intervento ha avuto il tono di una confessione istituzionale: in un territorio di tale straordinario pregio storico, paesaggistico e archeologico, non era mai stato necessario imporre vincoli specifici contro l’urbanizzazione industriale, perché nessuno avrebbe mai immaginato che un assalto di questa portata potesse avvenire in zone così pregiate.
Anche in ragione dell’eccezionale portata delle trasformazioni oggi in atto, si è proceduto a rafforzare la tutela paesaggistica mediante una campagna di vincoli che ha già prodotto le dichiarazioni di notevole interesse pubblico a difesa della Caldera di Latera e del bacino del torrente Arrone.

“Non chiediamo di fermare la transizione energetica, ma di governarla con criterio” — con queste parole il Coordinamento Rinnovabili Tuscia ha sintetizzato lo spirito dell’assemblea. “La Tuscia è satura. Chiediamo che la Regione Lazio eserciti la sua funzione programmatoria per salvare il futuro economico, sociale e culturale della nostra terra.”

I Numeri di una “Servitù Energetica” Insostenibile

I dati tecnici emersi dall’assemblea restituiscono un quadro di saturazione che non lascia spazio a interpretazioni. La Tuscia ospita già circa l’80% della produzione rinnovabile dell’intera Regione Lazio, concentrando oltre il 52% della potenza eolica regionale già autorizzata e addirittura il 94% di quella attualmente in fase di istruttoria. Un peso sproporzionato che grava su un territorio la cui vera ricchezza è tutt’altra: con 540 strutture agrituristiche — il 42% del totale regionale — il viterbese genera un indotto di 41 milioni di euro e migliaia di posti di lavoro, oggi concretamente minacciati dalla prospettiva di circa 8.000 ettari di pannelli solari tra impianti esistenti, autorizzati e in progetto.

Otto Punti per la Rinascita: la Piattaforma Programmatica

A fronte di questo scenario, l’assemblea ha elaborato una proposta tecnica articolata in otto punti per la nuova legge regionale, attesa entro maggio 2026 e costruita sulle innovazioni introdotte dalla Legge n. 4/2026.

Il primo principio è quello del riequilibrio territoriale: nessuna provincia — e Viterbo in particolare — dovrebbe continuare ad assorbire la quota preponderante degli impianti laziali. A supporto di questo obiettivo, si propone l’introduzione di un fattore di saturazione, un indicatore tecnico che, al superamento di una soglia critica, imponga istruttorie più rigorose e motivazioni rafforzate per qualsiasi nuovo progetto.

Sul fronte ambientale, la proposta prevede il rafforzamento del Piano Territoriale Paesistico Regionale per i paesaggi di rilevante valore biologico, paesaggistico e culturale, classificandoli come aree non idonee, e l’estensione delle fasce di rispetto ai siti Natura 2000 — zone ZSC e ZPS — in linea con quanto già confermato dalla giurisprudenza e dalle linee guida nazionali.

Centrale è anche il tema degli impatti cumulativi: ogni nuovo progetto dovrà essere valutato non in isolamento, ma in rapporto alla pressione complessiva degli impianti già esistenti o autorizzati nell’area. Sul piano tecnologico, si chiede l’esclusione del cosiddetto “super-eolico” industriale nelle zone a scarsa ventosità dimostrata, e lo stop alle distese agrivoltaiche massive che soffocano abitazioni, aziende e interi centri abitati. La bussola è chiara: le scelte devono essere fatte “con l’agricoltore e non sopra l’agricoltore.”

I due principi conclusivi guardano al futuro con una visione alternativa e concreta: priorità assoluta agli impianti su tetti, aree industriali dismesse e superfici già impermeabilizzate, e la garanzia che gli obiettivi energetici non si traducano mai in una sostituzione della produzione alimentare, con il coinvolgimento stabile dell’impresa agricola e della Direzione Regionale Agricoltura in ogni fase valutativa.

Un Appello a Tutta la Cittadinanza

Questa terra non è nostra per caso. Ce l’hanno consegnata gli Etruschi con la loro civiltà millenaria, plasmandola nei secoli in un paesaggio unico al mondo, fatto di tufo e laghi vulcanici, di borghi arroccati e vigneti antichi, di una natura che è al tempo stesso storia e identità, ma anche “capitale naturale”. Abbiamo il dovere morale di restituirla intatta a chi verrà dopo di noi.

Per farlo, però, non basta indignarsi: serve partecipare. Il CAT, la rete che riunisce le associazioni del territorio, ha lanciato un appello ai cittadini: unitevi a noi, informatevi, fatevi parte attiva di questa battaglia di civiltà. Le sedi dei comitati, delle associazioni ambientaliste, dei biodistretti e delle categorie economiche sono aperte e hanno bisogno di ogni voce, di ogni energia, di ogni presenza. Perché la Tuscia non si difende da sola — si difende insieme.