Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, i sindaci della Tuscia: «Continueremo a difendere il diritto dei territori»

Riceviamo dai Sindaci di Montalto di Castro, Canino, Arlena di Castro, Tessennano, Cellere, Piansano e Tuscania e pubblichiamo

Prendiamo atto della decisione del TAR, che ha dichiarato inammissibile il nostro ricorso senza entrare nel merito delle questioni sollevate. Rispettiamo il pronunciamento del giudice amministrativo, ma non possiamo nascondere la nostra profonda preoccupazione per le conseguenze che questa decisione produce sul ruolo delle istituzioni locali.

La sentenza afferma che i Comuni potranno tutelare le proprie ragioni solo dopo l’adozione dell’atto definitivo di localizzazione del Deposito Nazionale. In sostanza, ci viene detto di attendere che la scelta sia ormai compiuta prima di poter discutere la legittimità del percorso che ha portato a quella decisione.

Riteniamo che questo svuoti di significato il principio di partecipazione degli enti locali. I Comuni non possono essere relegati al ruolo di semplici spettatori di un procedimento che riguarda direttamente il loro territorio, le loro comunità e il loro futuro. Il diritto di partecipare e di incidere sulle decisioni pubbliche dovrebbe essere effettivo nella fase in cui le scelte vengono costruite, non rinviato al momento in cui esse rischiano di essere ormai irreversibili.

La Tuscia è un territorio di straordinario valore ambientale, agricolo, paesaggistico e culturale. Ogni decisione che possa modificarne profondamente l’identità deve essere assunta attraverso un confronto reale, trasparente e rispettoso delle autonomie locali, sancite dalla Costituzione.

Per questo motivo continueremo a difendere il diritto delle nostre comunità a essere ascoltate e a partecipare alle decisioni che le riguardano. Se in futuro verrà individuato uno dei nostri territori quale sede del Deposito Nazionale, utilizzeremo tutti gli strumenti giuridici e istituzionali previsti dall’ordinamento per tutelare i cittadini e il territorio.

Non si tratta di rivendicare un privilegio, ma di affermare un principio fondamentale della democrazia, le comunità locali non possono essere private del diritto di concorrere alle decisioni che incidono sul loro destino. Rinviare questo diritto al momento finale del procedimento rischia di trasformare la tutela giurisdizionale in una garanzia solo formale, quando gli effetti della scelta potrebbero essere già difficilmente reversibili.

Il nostro impegno, insieme alle comunità che rappresentiamo, proseguirà con determinazione affinché la Tuscia non sia chiamata a subire decisioni calate dall’alto, ma possa essere protagonista del proprio futuro.

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