Fusione nucleare in Italia: 196 siti idonei per le centrali del futuro, la Tuscia tra le aree strategiche

La Tuscia è tra le aree strategiche individuate nella mappa europea delle future centrali a fusione nucleare secondo lo studio “European Site Mapping” commissionato dalla startup tedesca Gauss Fusion e condotto dalla Technical University of Munich. L’area di Viterbo, il confine tra Umbria e Viterbese, il cluster costiero Civitavecchia-Tarquinia e zone interne nei pressi di Civita Castellana, Vetralla e Tuscania figurano esplicitamente tra i 196 siti potenziali italiani su 900 totali identificati in dieci paesi europei. La mappatura non è un esercizio accademico ma componente chiave del Conceptual Design Report di Gauss Fusion, documento che delinea il progetto tecnico e la roadmap commerciale per la prima centrale a fusione in Europa entro gli anni 2040. La fusione nucleare, l’energia pulita e praticamente illimitata che alimenta le stelle, si trasforma così da immaginario fantascientifico a piano industriale concreto che interessa direttamente il territorio viterbese.

Perché la Tuscia risulta idonea: acqua, rete elettrica e riconversione

I criteri di idoneità utilizzati dalla Technical University of Munich sono pragmatici e legati alle infrastrutture esistenti: vicinanza a robusta connessione alla rete elettrica ad alta tensione, disponibilità di adeguata quantità di acqua per il raffreddamento degli impianti, possibilità di riconvertire aree industriali già esistenti. La Tuscia soddisfa questi parametri su più fronti: il litorale tra Civitavecchia e Tarquinia offre accesso diretto all’acqua di mare e presenza di infrastrutture energetiche preesistenti, mentre le aree interne garantiscono stabilità geologica e presenza di reti di trasmissione elettrica. Il confine Umbria-Viterbese presenta caratteristiche territoriali che combinano disponibilità idrica dei corsi d’acqua e vicinanza a distretti industriali. La logica dello studio valorizza la capacità di adattare e riconvertire strutture esistenti anziché costruire da zero, approccio particolarmente rilevante per un territorio come quello viterbese dove sono presenti infrastrutture energetiche storiche che potrebbero essere ripensate in chiave futura.

Dal dibattito locale al contesto nazionale ed europeo

La presenza della Tuscia nella mappatura ha acceso un dibattito sulla pianificazione territoriale e il futuro energetico del Lazio settentrionale, portando la discussione da piano nazionale a dimensione locale concreta. I 196 siti italiani si concentrano in 22 cluster geografici: sette lungo il corridoio industriale del Po con aree vicino a Cremona, Torino, Milano e Venezia, e quindici tra centro e sud Italia che includono oltre alla Tuscia anche Grosseto, Roma, Napoli e Sardegna. L’Italia emerge così come protagonista in quella che potrebbe diventare la rivoluzione energetica dei prossimi decenni, all’interno di un quadro europeo guidato dalla startup tedesca Gauss Fusion con forte sostegno del governo tedesco attraverso il “Fusion Action Plan”.

Ricevi le notizie locali su WhatsApp
Il modo più semplice per sapere cosa succede a Tarquinia e a Montalto