Riceviamo da Luigi Caria, Federazione di Viterbo PCI, e pubblichiamo
Politiche scellerate e caro vita: il Partito Comunista Italiano e la sinistra di classe lanciano la mobilitazione nella Tuscia Viterbese.
Lavoratori costretti a svenarsi al distributore solo per andare a guadagnarsi da vivere. Pensionati che devono scegliere se pagare le bollette o fare la spesa. Famiglie spinte ogni giorno di più verso la soglia della povertà. È questo il bilancio drammatico delle politiche del governo di centrodestra, i cui effetti stanno colpendo con estrema durezza tutto il territorio della Tuscia Viterbese.
Nel Viterbese, un territorio vasto e storicamente penalizzato dalla carenza di infrastrutture e di trasporti pubblici efficienti, l’uso dell’automobile non è un lusso, ma un’assoluta necessità. Centinaia di pendolari della Tuscia – che ogni giorno percorrono la Cassia, l’Aurelia o la Superstrada per raggiungere i luoghi di lavoro a Viterbo o nella Capitale – vedono il proprio stipendio prosciugato dai prezzi insostenibili dei carburanti. Nel frattempo, l’esecutivo risponde con il silenzio e si rifiuta di applicare un taglio strutturale alle accise sulla benzina.
Le promesse elettorali del centrodestra si sono sciolte di fronte alla realtà di un territorio lasciato a se stesso:
- Mobilità e trasporti: Nessun sostegno reale per i lavoratori e i pendolari della provincia costretti a spostarsi con mezzi propri a causa di collegamenti ferroviari e di bus di linea spesso insufficienti.
- Pensioni ed emergenza sociale: In una provincia caratterizzata da un’elevata presenza di popolazione anziana, i rincari dei beni di prima necessità e la svalutazione delle pensioni minime stanno creando vere e proprie sacche di sofferenza sociale nei nostri comuni.
- Sanità e servizi territoriali: Il definanziamento dei servizi pubblici locali e della sanità territoriale della Tuscia sovraccarica i bilanci familiari, costringendo i cittadini a ricorrere al privato o a rinunciare alle cure.
Il Partito Comunista Italiano, insieme alle forze della sinistra di classe della Tuscia, rifiuta di assistere in silenzio allo smantellamento dei diritti del popolo lavoratore. Di fronte a questo attacco frontale alle condizioni di vita delle nostre comunità, la risposta può essere una sola: la lotta politica e la mobilitazione sul territorio.
Il PCI della provincia di Viterbo scende in campo con determinazione chiedendo:
Blocco dei prezzi e taglio delle accise: Riduzione immediata delle imposte indirette sui carburanti per tutelare chi lavora e si sposta nella Tuscia.
Difesa di salari e pensioni: Adeguamento reale dei trattamenti al costo della vita e introduzione di tutele certe contro il carovita.
Investimenti per la Tuscia: Risorse straordinarie per la sanità pubblica provinciale, il potenziamento dei trasporti locali e il sostegno alle famiglie disagiate nei comuni del Viterbese.
La pazienza è finita. Il Partito Comunista Italiano chiama alla mobilitazione i lavoratori, i pendolari, i pensionati e i giovani di tutta la Tuscia Viterbese: è il momento di unire le forze e costruire un fronte di risposta popolare contro le scelte scellerate del governo di centrodestra.
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