Tarquinia e la Tuscia costiera: strade provinciali, distanze lunghe e un parco auto che invecchia

La provincia di Viterbo si estende su 3.616 chilometri quadrati e conta poco più di 307mila residenti distribuiti in 60 comuni, con una densità di 85 abitanti per chilometro quadrato. La maggior parte dei municipi non arriva a cinquemila abitanti, mentre scuole superiori, ospedali e posti di lavoro restano concentrati in pochi poli. Tarquinia, con circa quindicimila residenti, è uno di questi, ma vive appoggiata a una sola direttrice forte, l’Aurelia, e a una rete di provinciali che porta verso Tuscania, Monte Romano e Vetralla.

Ne esce una mobilità che si regge quasi per intero sull’auto privata e su strade extraurbane a carreggiata unica. La categoria di strada su cui si accumulano i chilometri è la variabile che pesa di più sulla probabilità che un incidente diventi mortale.

Meno sinistri che in città, quasi la metà delle vittime

I dati ACI-Istat sul 2025 fotografano il fenomeno con nettezza: in Italia si sono registrati 177.207 incidenti con lesioni a persone, 2.868 vittime e 237.822 feriti. Il 72,9% dei sinistri avviene su strade urbane, ma è sulle strade extraurbane, che pesano per il 22,1% degli incidenti, che si concentra il 48,8% dei morti. Tradotto in indice di mortalità, il rapporto fra decessi e sinistri: 3,6 vittime ogni 100 incidenti sull’extraurbano, contro 0,9 in ambito urbano e 2,8 in autostrada.

Il meccanismo è fisico prima che statistico. In città la velocità operativa raramente supera i 50 km/h; su una provinciale percorsa a 90 km/h l’energia che la struttura deve dissipare in un urto più che triplica, perché cresce con il quadrato della velocità. Cambia anche la dinamica prevalente: sull’extraurbano pesano l’uscita autonoma dalla carreggiata e lo scontro frontale, le tipologie a più alta letalità, mentre in ambito urbano dominano tamponamenti e urti laterali a bassa velocità. Si aggiungono i tempi di soccorso, più lunghi dove la densità abitativa è bassa e il trasporto al centro traumatologico richiede decine di minuti.

Il quadro regionale conferma la distanza. Nel Lazio, nel 2024, l’indice di mortalità è stato di 1,1 sulle strade urbane, 3,5 sulle altre strade extraurbane e 1,8 in autostrada. La provincia di Viterbo ha chiuso l’anno con 775 incidenti, 21 morti e 1.087 feriti: circa 2,7 vittime ogni 100 incidenti, quasi il doppio della media laziale ferma a 1,5, e un tasso di 6,8 morti ogni 100mila abitanti contro i 4,6 della provincia di Roma.

Tre gestori diversi per una rete che ha bisogno di manutenzione continua

Chi guida nella Tuscia attraversa in pochi chilometri strade con proprietari diversi. L’Aurelia è competenza di Anas, che nel 2026 ha avviato con il Ministero delle Infrastrutture e la Regione un tavolo tecnico dedicato ai livelli di servizio e di sicurezza della SS 1. Dal 2019 la Regione Lazio ha acquisito al proprio patrimonio dodici strade prima provinciali, fra cui la SP 3 Tarquiniese, la SP 1 Cimina e la SP 2 Tuscanese, oggi gestite da Astral: nel solo viterbese la società regionale amministra 266,5 chilometri, di cui quasi 220 ex provinciali. Il resto è in capo alla Provincia, e ogni ente ha bilanci e priorità propri.

Il programma triennale regionale 2024-2026 vale circa 1,1 miliardi di euro, di cui 402 milioni per la manutenzione straordinaria e 159 per quella ordinaria, e destina al viterbese 62 interventi per 32,75 milioni. A settembre 2025 il piano straordinario del Ministero delle Infrastrutture ha assegnato altri 9,67 milioni di euro alla Provincia di Viterbo, sui 74,6 ripartiti fra le cinque province laziali.

Sono risorse che agiscono su fattori concreti di rischio. Un fondo ammalorato o con ormaie riduce l’aderenza con pioggia, allunga gli spazi di frenata e favorisce l’aquaplaning; la segnaletica orizzontale sbiadita toglie il riferimento principale nella guida notturna, quando l’illuminazione pubblica sull’extraurbano è di fatto assente; barriere laterali e pulizia della fascia di pertinenza decidono cosa accade dopo un’uscita di strada. C’è poi la fauna selvatica, che nella Tuscia significa soprattutto cinghiali: secondo l’osservatorio dell’Asaps, nel primo semestre del 2025 in Italia si sono contati 100 incidenti gravi con animali, con 7 morti e 118 feriti, il 91% dei quali causati da fauna selvatica e 96 su 100 avvenuti sulla rete ordinaria. Il Lazio è risultata la terza regione più colpita.

Un parco circolante che invecchia mentre i chilometri non calano

L’altra metà del problema sta nei veicoli. Secondo l’Annuario statistico dell’Aci, l’età media del parco auto italiano ha raggiunto i 13 anni e oltre il 42,5% delle vetture ha superato i quindici anni: erano il 16% nel 2000, il 19% nel 2010 e il 35% nel 2020. Le auto Euro 0-3, con almeno diciannove anni di servizio, sono poco meno di una su quattro.

La differenza rispetto a un’auto recente non riguarda solo le emissioni. Il controllo elettronico della stabilità, che interviene sul singolo freno quando la vettura inizia a perdere traiettoria, è obbligatorio su tutte le auto nuove vendute nell’Unione europea dal novembre 2014: una macchina immatricolata prima, con ogni probabilità, non lo ha. Dal luglio 2024 la dotazione minima si è ampliata a frenata automatica di emergenza, avviso di superamento della corsia e adattamento intelligente della velocità, cioè a sistemi che agiscono proprio sulle dinamiche più frequenti nell’extraurbano.

L’età incide anche sui costi correnti: con l’accumularsi dei chilometri, pneumatici, ammortizzatori, pastiglie, dischi e frizione arrivano a fine vita più spesso, e oltre i dieci anni alla manutenzione programmata si affiancano riparazioni impreviste. Dove il trasporto pubblico non offre un’alternativa paragonabile, le percorrenze restano elevate anche quando il veicolo non sarebbe più il candidato ideale per farle.

Il conto della mobilità: chilometri, officina e premio assicurativo

La percorrenza annua lega tutti questi elementi: più chilometri significano più esposizione al rischio, più usura e un profilo assicurativo diverso da quello di chi usa l’auto solo in città. Il contesto tariffario, intanto, continua a salire. Secondo l’Ivass, nel primo trimestre del 2026 il premio medio effettivo della Rc auto è stato di 423,40 euro, in crescita del 3,2% su base annua e dell’1,5% al netto dell’inflazione. I rincari rallentano, dopo il 7,2% del primo trimestre 2024 e il 4,1% del 2025, ma la geografia resta differenziata: fra Napoli, la provincia più cara, e Aosta corrono 257 euro, e il quarto di province più costoso sta sopra i 427 euro. Il Lazio si colloca nella fascia alta e la provincia di Roma è fra le tre con l’aumento maggiore del trimestre, pari al 5,4%.

Sul singolo automobilista pesano classe di merito, età, veicolo e garanzie accessorie, ma anche la sinistrosità media del territorio in cui l’auto è immatricolata, un dato su cui il conducente non ha alcun controllo. Fra chi accumula decine di migliaia di chilometri l’anno si è così consolidata l’abitudine di partire dal contratto già in corso invece che da un preventivo a schermo bianco: i comparatori online propongono di caricare la tua polizza per confrontare alternative più economiche, ricavando dal documento esistente classe di merito, massimali e garanzie.

Resta però il nodo di fondo, che è infrastrutturale. Finché la Tuscia costiera si muoverà su una rete extraurbana con un indice di mortalità quattro volte quello urbano, la variabile decisiva non sarà il costo della copertura, ma il fondo stradale, la visibilità notturna, la protezione dei margini e gli attraversamenti di fauna lungo le provinciali che portano a Tarquinia.

Contenuto sponsorizzato

Clicca qua per ricevere le notizie locali su WhatsApp
Il modo più semplice per sapere cosa succede a Tarquinia e a Montalto

Ogni venerdì extraletter, il riepilogo settimanale delle notizie locali. Clicca per iscriverti

Vuoi il calendario di tutti gli eventi del territorio? Clicca qua (e aggiungilo ai preferiti)!