Tarquinia, panchine e cestini rimossi dal centro storico: Diego Sileoni attacca l’amministrazione Sposetti

Riceviamo da Diego Sileoni e pubblichiamo

Quando la politica non riesce ad affrontare i problemi, il rischio è che scelga la strada più semplice: eliminare ciò che non riesce a gestire, anziché intervenire sulle cause. È quanto sta accadendo a Tarquinia, dove la rimozione di panchine, cestini e fioriere dal centro storico solleva interrogativi sulla capacità dell’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Sposetti di tutelare il decoro urbano senza sacrificare i servizi destinati alla collettività.

Di fronte agli episodi di inciviltà, all’abbandono dei rifiuti e alle situazioni di degrado, la priorità dovrebbe essere quella di rafforzare i controlli, individuare i responsabili e applicare le sanzioni previste. La rimozione degli arredi urbani, invece, rischia di trasformare un problema di comportamenti individuali in una penalizzazione per l’intera comunità.

Una scelta che pone una domanda precisa: perché a pagare le conseguenze dell’inciviltà di pochi devono essere tutti i cittadini?

Rimuovere i cestini perché qualcuno li utilizza impropriamente per conferire rifiuti domestici, togliere le panchine per contrastare eventuali episodi di bivacco ed eliminare le fioriere che contribuiscono a rendere più accogliente il centro cittadino non può rappresentare, da solo, una risposta efficace al problema.

Il rischio è quello di rinunciare a servizi e spazi pubblici invece di affrontare le criticità con controlli, manutenzione e interventi mirati. A pagarne il prezzo sono soprattutto i residenti, gli anziani, le famiglie, i commercianti e i turisti, che hanno diritto a un centro storico curato, accessibile e vivibile.

La posizione di Diego Sileoni è netta: «Se queste sono le motivazioni, siamo di fronte a un principio inaccettabile. Non si può privare l’intera comunità dei servizi pubblici più elementari perché l’amministrazione non riesce a far rispettare le regole. Si colpiscono residenti, anziani, famiglie e turisti, mentre il problema dei comportamenti scorretti rimane irrisolto. È il mondo al contrario».

Togliere l’arredo urbano significa rendere il centro storico meno accogliente e funzionale. Le panchine sono punti di sosta, i cestini sono strumenti essenziali per mantenere puliti gli spazi pubblici e le fioriere contribuiscono alla qualità e all’immagine della città. Il decoro urbano non si tutela semplicemente eliminando ciò che viene utilizzato male: si difende attraverso la cura degli spazi, il rispetto delle regole e la presenza delle istituzioni.

Il tema non è nuovo nel dibattito amministrativo di Tarquinia. Nel programma di Giulivi per Tarquinia relativo al mandato 2019-2024, la sezione dedicata ai controlli e al decoro urbano indicava tra gli strumenti d’intervento il contrasto all’abbandono dei rifiuti, il ricorso alla videosorveglianza e al fototrappolaggio, nonché il rafforzamento delle regole e delle sanzioni attraverso il Regolamento di Polizia Urbana.

Un’impostazione che pone al centro una questione ancora attuale: per contrastare il degrado occorre intervenire sui comportamenti scorretti e garantire il rispetto delle regole, senza rinunciare alla qualità dei servizi pubblici.

Il decoro, infatti, non consiste soltanto nell’assenza di rifiuti per strada. Significa anche avere spazi curati, panchine utilizzabili, cestini adeguati, verde urbano e luoghi pubblici che cittadini e visitatori possano vivere con tranquillità.

Una città decorosa è una città pulita, ma anche accogliente, accessibile e viva. È su questo equilibrio che un’amministrazione dovrebbe essere giudicata.

L’impressione è quella di una gestione che rischia di rincorrere le emergenze senza affrontarne le cause. Per questo Sileoni chiede un cambio di passo, fondato su controlli efficaci e responsabilità amministrativa.

«La risposta ai comportamenti incivili si chiama controllo, presenza e sanzione, non ritirata. Se qualcuno utilizza i cestini come discariche domestiche, si individuino e si sanzionino i responsabili. Se esistono problemi legati al bivacco, si rafforzino i controlli della Polizia Locale. Se alcune aree necessitano di maggiore tutela, si valutino interventi di sorveglianza e presidio del territorio.

Non si può pensare di risolvere ogni criticità eliminando i servizi che dovrebbero essere garantiti alla cittadinanza. Smantellare l’arredo urbano per evitare di affrontare il problema non significa governare: significa rinunciare a trovare una soluzione adeguata».

L’obiettivo non deve essere soltanto rimuovere gli elementi che, in determinate circostanze, possono diventare oggetto di comportamenti scorretti, ma fare in modo che il centro storico rimanga uno spazio pubblico ordinato, sicuro e fruibile da tutti.

Tra residenti e commercianti cresce la preoccupazione per la vivibilità del centro storico. La questione degli arredi urbani si inserisce in un tema più ampio: la necessità di garantire manutenzione, pulizia, sicurezza e attenzione costante agli spazi pubblici.

I cittadini pagano tasse e imposte locali per vivere in una città efficiente, curata e sicura. Si aspettano risposte concrete, non interventi che rischiano di trasferire sulla collettività il costo dei comportamenti di pochi.

Per questo è necessario un cambio di passo: affrontare le criticità, far rispettare le regole e tutelare i servizi. La Polizia Locale, gli strumenti di controllo, la manutenzione e una gestione attenta dell’arredo urbano devono concorrere a un obiettivo comune: restituire al centro storico la sua piena vivibilità.

La richiesta è semplice: l’amministrazione chiarisca le ragioni delle rimozioni, spieghi quali risultati intenda ottenere e indichi quali misure alternative siano previste per contrastare l’inciviltà senza impoverire gli spazi pubblici.

«Tarquinia merita un centro storico vivo, decoroso e accogliente. I cittadini hanno diritto a servizi adeguati e a un’amministrazione presente, capace di far rispettare le regole senza penalizzare chi le rispetta. Il decoro urbano si difende con serietà, controlli e responsabilità, non rinunciando progressivamente agli spazi e ai servizi della città».

Il tempo delle risposte generiche è finito. La giunta Sposetti chiarisca le proprie scelte e dimostri di saper affrontare i problemi senza farne pagare il prezzo all’intera comunità. Tarquinia non ha bisogno di un centro storico svuotato, ma di una città curata, vivibile e rispettata.