Raccontare l’archeologia nella Tuscia, nel 2026 torna il ciclo di conferenze dei Musei nazionali Lazio

Nel 2026 torna “Raccontare l’archeologia nella Tuscia”, seconda edizione del ciclo di conferenze promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio del Ministero della Cultura. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rendere la ricerca archeologica accessibile e condivisa, favorendo il dialogo tra studiosi, musei e comunità locali. Dopo il riscontro positivo della prima edizione, il nuovo calendario prevede dieci appuntamenti distribuiti da gennaio a dicembre, con una pausa nei mesi estivi, affidati a esperti di diversi ambiti disciplinari. Le conferenze offriranno approfondimenti su campagne di scavo, ritrovamenti recenti, progetti di tutela e valorizzazione, oltre a nuove forme di archeologia pubblica e divulgazione contemporanea.

Le sedi e i temi del ciclo

Gli incontri si svolgeranno in due sedi di particolare rilievo per il territorio: il Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz e il Museo archeologico nazionale dell’Agro falisco e Forte Sangallo. Il ciclo attraverserà idealmente la Tuscia, affrontando temi che spaziano dall’archeologia etrusca e falisca alla bioarcheologia, dalla tutela del patrimonio alle pratiche più attuali di racconto del passato, comprese le esperienze di divulgazione e partecipazione pubblica. L’iniziativa è rivolta a un pubblico ampio, composto da appassionati, studenti, curiosi e specialisti.

Il primo appuntamento con Jacopo Tabolli

Il primo incontro è in programma venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 17.00, al Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz di Viterbo. Protagonista sarà Jacopo Tabolli, docente di Archeologia preromana ed Etruscologia presso l’Università per Stranieri di Siena, con la conferenza “Raccontare senza io: archeologia al plurale a San Casciano dei Bagni”. L’intervento sarà dedicato allo scavo di San Casciano dei Bagni, uno dei complessi archeologici più rilevanti scoperti in Italia negli ultimi anni: un sito termale etrusco-romano eccezionalmente conservato, caratterizzato da vasche sacre, iscrizioni e numerosi ex voto in bronzo. Al centro del racconto vi sarà il modello di archeologia civica adottato nello scavo, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, comunità locali e ricercatori, con una riflessione sulle implicazioni culturali e sociali di un’archeologia condivisa. A introdurre il ciclo e a portare i saluti istituzionali saranno Elisabetta Scungio, direttore regionale Musei nazionali Lazio, Alfonso Antoniozzi, assessore alla Cultura del Comune di Viterbo, e Sara De Angelis, direttrice del museo.