





Riceviamo da Fratelli d’Italia Tarquinia e pubblichiamo
A Tarquinia, anche quest’anno, la Pasqua – la festa più sentita dalla comunità – si è trasformata nell’ennesima occasione mancata da parte dell’amministrazione comunale.
Non si tratta di semplici disattenzioni, ma di una preoccupante sequenza di errori, superficialità e totale assenza di programmazione. A partire dalla fontana di Piazza, lasciata in condizioni indecorose proprio nei giorni in cui la città si presenta a cittadini e visitatori. Un’immagine che parla da sola e che restituisce il senso dell’abbandono in cui versa il centro storico.
Ancora più grave è il silenzio istituzionale: nessun messaggio di auguri alla cittadinanza. Un gesto elementare, che ogni amministrazione dovrebbe sentire come dovere morale prima ancora che politico. Anche questo è mancato, confermando una distanza ormai evidente tra Palazzo e i tarquiniesi.
Ma il punto più critico riguarda il mancato controllo delle campane, simbolo e cuore delle celebrazioni pasquali. Parliamo di un momento identitario, profondamente radicato nella tradizione cittadina: al termine della processione del Cristo Risorto, l’evento più atteso e partecipato, la statua giunge di corsa davanti al palazzo comunale e, proprio in quell’istante, le campane dovrebbero esplodere in un suono festoso. È il culmine della festa: mentre la statua si gira verso il mare, quasi a benedire la folla, la città intera si riconosce in un rito che unisce generazioni. Eppure, anche questo momento è stato compromesso da una gestione approssimativa e da una mancanza di coordinamento che non è più accettabile. Non si può sbagliare proprio sull’evento simbolo di Tarquinia.
Per non parlare poi delle aree parcheggio al Lido – piene di malerbe incolte, sporcizia, staccionate fatiscenti – o dello stato di degrado ed incuria nei pressi di Santa Maria in Castello. Un biglietto da visita non certo idilliaco.
Questo ennesimo flop arriva, peraltro, subito dopo un’altra grave perdita: il mancato ottenimento del contributo per il Divino Etrusco, il secondo evento per importanza della città. Un fallimento che pesa non solo sul piano culturale, ma anche su quello economico e turistico.
Di fronte a tutto questo, non bastano più giustificazioni. Serve una presa di coscienza: Tarquinia non può permettersi un’amministrazione che si fa trovare impreparata proprio nei momenti più importanti. Le tradizioni non sono un dettaglio. Sono l’identità di una comunità. E chi governa ha il dovere di custodirle, rispettarle e valorizzarle. Oggi, purtroppo, tutto questo è venuto meno.
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