Riceviamo da Massimo Luccioli e pubblichiamo
Egr. sig. Giulio Ielardi,
ho letto con molta attenzione ed interesse la sua lettera aperta indirizzata in qualche modo alla città di Tarquinia e non solo all’attuale amministrazione comunale, devo dirle che condivido praticamente tutto quel che lei afferma, ma soprattutto condivido il pensiero che vi sottende. Ho intuito, forse sbagliando, mi dica lei, che la sua fosse una provocazione, un modo per agitare le acque, il classico sasso gettato nello stagno. Se è così la raccolgo e mi scuso di risponderle soltanto adesso, grazie ad un amico che mi ha segnalato il suo scritto, non frequentando molto il dibattito locale.
Non mi sorprende che un romano che vive a Tarquinia soltanto da due anni, avendolo scelto, abbia una così reazione, il vantaggio è che lei guarda con occhi puliti e mente libera da storie personali a differenza di noi che viviamo qui da sempre, che qui siamo nati, dove tutto ci sembra normale e dove tutto vorremmo piegare ad interessi spesso personali.
Dico subito che ne ho apprezzato la chiarezza, la sensibilità e soprattutto l’argomentazione frutto di una lettura non solo emotiva ma che viene da una conoscenza. Per essere chiari, ho sentito di avere di fronte uno che sa quello di cui parla e mi creda, oggi non è poco. Mi sono informato e ho saputo che lei ha fatto studi appropriati, laurea in scienze naturali -Voilà-
Io sono uno che gioca con la terra, l’argilla, praticamente un contadino che ama disegnare, niente di che, non ho particolari competenze se non che ho cercato di aggiornarmi sull’arte contemporanea per parlare del mio tempo. Ma rimanendo sul generale credo che c’è una cosa fondamentale della quale prendere coscienza, a proposito del nostro tempo. Nel processo evolutivo del genere umano, che cosa abbia poi di così umano è ancora tutto da decifrare, l’uomo, e la donna beninteso, hanno attraversato varie ere, da homo erectus a homo faber, homo sapiens via via fino all’homo economicus quello della nostra era. Quando l’homo era sapiens, qualcuno di molto sapiente si è divertito a scrivere un libro chiamato “della Genesi” in cui scrisse che il sesto giorno “Dio disse: Facciamo l’Uomo a nostra immagine e somiglianza, che domini i pesci del mare, i volatili del cielo, le bestie e tutta la terra….. Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine e disse loro: crescete e moltiplicatevi e riempite la terra e rendetela soggetta e dominate sui pesci del mare e sui volatili del cielo….” E così è andata, questo è il risultato, l’Uomo padrone della terra e dominatore. Io amo pensare che lo scrittore sapiente scherzasse o che intendesse altro, ma invece è stato preso proprio alla lettera e, per questione di piccoli poteri, qualcuno più credulone degli altri, ha immaginato che ciò non fosse riferito soltanto alla terra con i pesci e gli uccelli, ma che fosse riferito anche agli altri uomini che, secondo la sua visione, fossero più vicini agli animali e quindi, per questo motivo, avesse diritto di potere anche su di loro. Ad onor del vero, bisogna dire che ci sono stati degli amici, ne cito soltanto due in particolare, i più vicini alla nostra storia, che hanno cercato di correggere il tiro, di porre rimedio a questa mala interpretazione ma che però, peccato, sono morti prematuramente e non hanno potuto finire il lavoro iniziato. Si chiamavano uno Gesù e l’altro Francesco. Le cose sono andate così e per millenni ci è stato iniettato dentro questo veleno che dalle vene è passato nel midollo spinale facendoci stare con la schiena dritta a guardare in avanti, dritti in un’unica direzione, quella del potere. Ma oggi chi ha l’economia ha il potere, quindi tutto deve essere funzionale all’economia e la politica è la serva perfetta.
Io ho tentato di parlare di questo in un incontro fatto alla Torre del Sole sul tema dell’ambiente durante il mio impegno per la campagna elettorale a sostegno di questa amministrazione, ma non credo di essere stato capito.
Siamo in un’epoca dove non si parla più di cultura, ma di giacimenti culturali, “giacimenti” capisce sig. Giulio, la cultura assimilata ai giacimenti di petrolio, giacimenti di carbone, come un prodotto da commercializzare e da consumare fino all’esaurimento per estrarne profitto. Ma la cultura e l’arte sono un patrimonio da conoscere innanzitutto, da raccontare, dove investire, dove mettere risorse, è la nostra storia più profonda e non soltanto quella del passato, ma bisogna mettere lo sguardo nella contemporaneità, su chi siamo oggi. Ma questa è un’altra storia appunto, da raccontare in un altro momento. La ringrazio per il sasso gettato nello stagno, o palude, che mi ha dato l’opportunità di riflettere su alcuni temi che lei ha messo sul piatto, un piatto ricco, abbondante, sul quale ritornare e farci pure la scarpetta.
Nella speranza di rileggerla i miei saluti e il mio benvenuto a Tarquinia.
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