NUDE – Disegni di Guido Sileoni nella sala D.H Lawrence

A Tarquinia, dal 28 luglio al 19 agosto Guido Sileoni espone i suoi disegni nella sala intitolata a D.H. Lawrence in prossimità della “Torre di Dante” (ex Museo delle Tradizioni Contadine). Alla mostra è dedicata la nota critica di Cecilia Gamberini.

Nude

Le linee si stagliano nitide su di un fondo bianco, lasciando le figure sospese nel vuoto. Sono scuri, marcati questi contorni, a volte tratteggiati, altre risoluti e decisi, nitidi come un limite oltre il quale si prefigura il mistero femminile.

La donna è sempre protagonista nell’opera di Guido Sileoni che, attratto dalle sue fragilità, le presenta spogliate da ogni veste e per questo autentiche nella loro nudità. Così la forza dell’esposizione si concretizza in “Nude”, come verità e potenza nelle massicce forme, mentre la matita dell’artista scorre sul foglio di carta a definirne i confini.

L’energia, l’equilibrio, l’accoglienza, la comprensione è donna. Da sempre, fin dalla notte dei tempi.

Nelle civiltà arcaiche il matriarcato era potentissimo: la donna era regina della famiglia e della comunità. La sua figura mitica veniva associata alla madre terra, generatrice di vita e potente forza della natura. Tutta l’economia della casa era nelle sue mani, la sua parola era legge anche per gli uomini che dovevano abbandonare il focolare per recarsi al lavoro nei campi e delegare tutto il resto all’impeccabile organizzazione femminile.

Un passo indietro nel tempo quindi, quello che fa Sileoni, una mostra che rende la donna protagonista, nella sua femminilità, così come nella sua solitudine, trovandosi sospesa in uno spazio dove il tempo si è fermato. A volte, raddoppiano, divengono speculari, ci mostrano l’altro volto della loro interiorità, divise geometricamente da una linea. Altre volte, invece, si chiudono in se stesse e ci danno le spalle in un enigmatico silenzio.

Queste donne racchiudono dentro di se un messaggio mistico, l’incantevole bellezza della simbologia iconica, fatta di segni carichi di significato, non sempre comprensibili, ma per questo densi di un affascinante mistero. Il fascino più di ogni altra cosa, è il vero potere della femminilità: ben diverso dalla bellezza, non è percepibile soltanto con gli occhi, mentre varca il campo semantico della “magia”, dell’ammaliamento, della forza dell’irrazionale, che sconvolge e annulla certezze, canoni e criteri di una valutazione oggettiva. Se si accompagna alla bellezza, il fascino la completa, se al contrario è dote di per sé stessa, ne cancella i limiti fisici. Essa è una qualità che tocca ed esprime tutta la forza della personalità di cui il corpo è contenitore.

In linea con questo misterioso dono che le rende uniche, queste donne si offrono allo spettatore in un groviglio inesplicabile di geometrie, riflesso dell’idea che l’artista ha della figura femminile.

Questi disegni devono essere quindi decifrati, per poi scoprire che decifrabili non sono e rappresentare così,  nel loro grande mistero, il più alto livello di sublime.

 Cecilia Gamberini