Riceviamo da Alessandro Petronio e pubblichiamo
Con questo referendum sulla riforma della Giustizia il Governo è andato oltre la politica. E’ questo il pericolo di cui dobbiamo avere paura. La politica può stare più o meno vicino ai cittadini, può focalizzarsi in misura maggiore o minore sui bisogni concreti del paese, può incentivare o meno settori chiave per uno sviluppo economico, può rispettare o meno le promesse fatte in campagna elettorale, ma questo azzardo della riforma della Giustizia va oltre queste dinamiche politiche. Va oltre la politica per come l’abbiamo conosciuta nell’epoca moderna e post dittatoriale. Per le destre al Governo è uno dei più preziosi tasselli da inserire nel quadro che sta componendo, un quadro che racconta dell’indebolimento di una Costituzione nata dall’esperienza tragica del fascismo e della guerra, per scongiurare proprio il fatto che qualcuno possa ricomporre un sistema basato sul potere anziché sulla democrazia.
La Costituzione non può essere un ostacolo per chi governa il paese. I valori costituzionali non possono essere un intralcio. Invece, dobbiamo renderci conto che lo scontro vero è tra la politica che ora comanda(non governa) e la Costituzione. Ed ecco che, automaticamente, ci troviamo tutti in pericolo. Lo siamo perché insieme ad altre nefandezze strategiche attuate fuori dai palazzi, insieme a manovre ufficiali come l’autonomia differenziata delle Regioni, e insieme al Premierato, definito dalla compagine di Governo come “la madre di tutte le riforme”, si definirà il perimetro, anzi, il recinto, dentro al quale potremo muoverci e adeguarci ad un nuovo modo di concepire le regole della convivenza. Lo spazio democratico si ridurrà. Quella Costituzione tanto scomoda agli eredi della parte buia della storia diventerà un insignificante dettaglio, da indebolire progressivamente fino a renderla totalmente inefficace. Bisogna avere il coraggio di dirlo, e, ancora più difficile, il coraggio di comprenderlo. Si, il coraggio di comprenderlo, perché bisogna capire che la strada che il Governo sta tracciando ci sta portando verso una morsa autoritaria che soffocherà tutti, anche chi “non è di sinistra”. A meno che non si abbia qualche milioncino in banca, o da qualche altra parte, così da poter entrare nelle grazie del regime autoritario.
Nel merito, la riforma l’ha spiegata bene il Ministro Nordio. Non accelera i processi e non migliora la giustizia. La separazione delle carriere già esiste, e tutte le procedure che permetteranno l’attuazione della riforma, se vincerà il SI al referendum, sono volte a rendere la magistratura facilmente controllabile dalla politica. Una caratteristica, questa, di fondamentale importanza per raggiungere l’obiettivo di stringere le maglie della democrazia e della libertà per come la conosciamo oggi, una libertà che nella sua futura privazione sarà il risultato anche di questa riforma.
La responsabilità di questa tornata referendaria ricadrà anche sul futuro dell’Europa, perché le destre nazionaliste, come quella che in Italia adesso vuole riformare la Giustizia, contribuiranno, ognuna con il proprio lavoro dentro il proprio Paese, a sgretolare anche l’Unione Europea. A quel punto il disastro sarà completato, e si sarà contribuito ad ammazzare anche i sogni europei delle future generazioni.
Suggerisco, per chi andrà a votare, e spero che lo facciano in tanti, che anche se preferite progetti e posture proposte dalle destre, anche se avete avuto un nonno piccolo Balilla, anche se ce l’avete col mondo, pensate che fino ad oggi, con tutti i difetti che ogni forma di Governo democratico può avere, abbiamo vissuto in democrazia, in pace, e con piccoli sogni suggeriti dall’abbattimento dei confini, dalla collaborazione con altri paesi, dalla speranza di essere veramente cittadini del mondo a partire dalla nostra Europa, e tutto questo sulla base di principi come la libertà, la giustizia sociale, l’uguaglianza, e il bilanciamento dei poteri dello stato, proprio come stabilito settantotto anni fa da chi ha provato sulla propria pelle le privazioni, le ingiustizie, e tutti gli effetti negativi di un sistema di governo che sta cercando di rialzare la testa.
Se vogliamo continuare a relazionarci secondo regole di buona convivenza, teniamoci stretta la Costituzione così com’è, e VOTIAMO “NO” al referendum del 22 e 23 marzo.
