Dopo la pausa estiva, torniamo a celebrare i vent’anni de L’Extra dando spazio ai ricordi e alle testimonianze di chi ha vissuto la stagione dell’editoria locale tarquiniese. Lo facciamo con il contributo di Romeo Manfredi Rotelli, che ripercorre la vivacità culturale di quegli anni, il rapporto tra i giornali e la città e il ruolo che L’Extra continua a svolgere oggi, nella sua veste digitale.
di Romeo Manfredi Rotelli
Nella sua ultima fatica di memorialista locale, rivolta a “MUSA INCOSTANTE – L’esperienza culturale di Tarquinia negli ultimi decenni”, che accresce, s’intende, i suoi successi di scrittore di respiro nazionale, l’amico prof. Maurizio Brunori non ha sottaciuto, da par suo, l’avvento in città di una felice stagione, per l’appunto non recente ma non ancora remota, connotata dalla comparsa di numerosi mensili di varia ispirazione, riservando tra questi a “L’Extra”, espressione dapprima del (quasi) omonimo sodalizio culturale, una particolare menzione.
Quale collaboratore assiduo e puntuale di ciascuno di tali periodici, debbo rimarcare, senza iattanza, come tutti, traendo peraltro linfa vitale dalla pubblicità commerciale, mai si siano piegati ai maneggi ed espedienti propri della concorrenza, trattando temi di sicuro, largo interesse pubblico, spesso non tenuti generalmente in gran conto. E ciò senza trasmodare in alcun modo in sterili polemiche o in contrapposizioni ideologiche ed invettive altrettanto sterili.
Prova ne sia il fatto, se mi si perdona l’ulteriore auto-citazione, che durante l’anzidetto fiorire di mensili fui il primo (sebbene a lungo inascoltato) a prospettare alla massima assise cittadina, dalle colonne di “Proposta”, l’opportunità di richiedere l’attribuzione al Comune del titolo di “Città”, più consono alla sua storia, alla vastità, varietà e ricchezza del suo territorio ed alla sua caratura artistica e civile di rilievo internazionale. Né omisi in tale sede d’argomentare, a supporto dell’eventuale, relativa istruttoria amministrativa, che in fondo, araldicamente parlando, si sarebbe dovuto più propriamente trattare di una “rinnovazione”, secondo il diritto vigente, del titolo onorifico, già accordatoci da Papa Eugenio IV, insieme con la dignità di sede episcopale, a motivo degli straordinari meriti acquisiti dal Cardinal Vitelleschi verso la Chiesa di Roma.
Tuttavia, ciò che mi preme soprattutto d’evidenziare è la circostanza, di non poco momento, che le pubblicazioni, per inciso diffuse dai titolari delle locali edicole senza nulla pretendere, ebbero il pregio d’avvicinare, alla lettura, moltissimi concittadini non adusi alla carta stampata.
Ed invero, furono gli stessi titolari degli esercizi a riferirci che, con crescente frequenza, a ridosso delle ore dei pasti, tarquiniesi loro ignoti quali fruitori di quotidiani e periodici s’affacciavano ai chioschi per munirsi gratuitamente di quei fogli ed, una volta ottenutili, si dirigevano soddisfatti alle rispettive abitazioni.
Ne derivò, con tutta certezza, che anche gli altri componenti della famiglia di novelli lettori s’accostassero ai “giornali”, così comunemente definiti, sicuri di trovarvi affrontate questioni d’attualità, interesse e valenza locali, e pertanto alla portata di tutti. Né è razionalmente da escludere che codesti “giornali” finissero, per una qualche ragione, presso talune parentele o nell’ambito del vicinato, con identica, apprezzabile sorte.
Ne conseguì inoltre, da un lato, che la platea dei lettori travalicasse, e di molto, il numero delle tirature e, dall’altro lato, inducesse i volenterosi collaboratori delle testate, al tempo stesso redattori, correttori di bozze, titolisti ed impaginatori, ad ottimizzare note e servizi, a creare rubriche, a rendere, in altri termini, più eccellente e gradito il prodotto.
Quest’oggi, l’intervenuta, progressiva disponibilità della cosiddetta “digitalizzazione”, con i suoi peculiari, molteplici vantaggi, comunque non disgiunti dai sempre incombenti pericoli, ha fatalmente relegato l’allora fervore pubblicistico e le sue luci, molte, e le sue ombre, obiettivamente poche, nel campo nobile ma assai più angusto della memoria.
Nel suggellare le presenti note, mi piace credere che l’aver rinnovato siffatta memoria, e lo scontato, sottostante “mix” di fatiche, trepidazioni, aspettative e gratificazioni tipico di noi, “untorelli della penna”, sia stata cosa buona e giusta. Ed, ancor prima, mi rincuora poter constatare che “L’Extra”, benché abbia assunto, in linea con i tempi nuovi, la veste “on-line”, continua ad offrire un contributo, modesto sin che si vuole, ma pur sempre utile a far sì che la cultura tarquiniese, “MUSA INCOSTANTE”, perda alfine la non proprio ambita aggettivazione per assumere quella, assai più apprezzabile e benaccetta, di “COSTANTE”.
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