Riceviamo da Luigi Caria della Federazione PCI Viterbo e pubblichiamo
Passeggiando d’inverno sul nostro lungomare, tra i capanni chiusi e l’odore di salsedine, il silenzio è interrotto da una domanda che agita i sogni dei nostri balneari: “Cosa ne sarà dello stabilimento che mio nonno ha costruito dal nulla?”. La risposta non è più nelle proroghe, ma nella capacità di adattarsi a regole europee che non ammettono più deroghe.
La direttiva Bolkestein è spesso vista come un mostro burocratico che vuole svendere le nostre spiagge ai grandi capitali stranieri. Tuttavia, nei corridoi del Comune e tra le associazioni di categoria, si sta lavorando a una strategia di resistenza basata sulla qualità. Il punto di svolta non sarà più quanto si offre per il canone, ma chi gestisce e come. Nei prossimi bandi di gara, i Comuni hanno la possibilità di inserire criteri che pesano come macigni a favore dei residenti e delle piccole imprese locali.
Per evitare che un grande gruppo internazionale soffi la concessione a una famiglia del posto, si punta su tre pilastri:
- l’Esperienza Professionale: Non si improvvisa bagnini da un giorno all’altro. Chi ha gestito la spiaggia per decenni possiede una “conoscenza del demanio” (correnti, sicurezza, manutenzione delle dune) che un nuovo arrivato non ha. Questo sarà un punteggio chiave.
- il Reddito Familiare: Molti comuni stanno studiando clausole per premiare chi trae dalla spiaggia l’unica fonte di sostentamento. L’obiettivo è sociale: proteggere il lavoro delle persone, non il profitto degli investitori.
- l’Indennizzo: È la protezione più concreta. Chi vince la gara dovrà pagare al gestore uscente il valore commerciale dell’azienda (l’avviamento). Per una multinazionale, dover sborsare centinaia di migliaia di euro solo per “entrare” potrebbe rendere il nostro litorale meno attraente, favorendo chi quella spiaggia la ama già.
”Noi non siamo solo ombrelloni,” ci dice un gestore storico del posto. “Siamo presidio del territorio, sicurezza in mare e memoria storica.” Il rischio della Bolkestein è l’omologazione: spiagge tutte uguali, gestite da software e call center. La sfida per la nostra politica locale sarà quella di scrivere bandi “sartoriali”, capaci di rispettare le norme UE ma di proteggere l’anima del nostro litorale. La battaglia per la spiaggia non è più solo una protesta di piazza, ma una partita a scacchi giuridica dove la professionalità e il legame con la comunità locale sono le pedine più preziose.
Le scadenze: Entro il 2027 quasi tutte le spiagge andranno a gara. I servizi: I nuovi bandi potrebbero portare investimenti in accessibilità e ambiente, ma a patto di non perdere il volto umano della gestione.
L’indotto: Dietro ogni stabilimento c’è una filiera locale (fornitori, manutentori, bar) che vive grazie alla continuità di queste imprese.
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