extraconfine – Matteo, dalla Polonia a Madrid in Fiat 126: “Io, che a volte mi sento uno straniero sia dove vivo che dove son cresciuto”

extraconfine è una nuova rubrica de lextra.news che cerca, spera, sogna di raccontare le storie di un po’ di italiani sparsi per il mondo: partendo – come è partita l’avventura giornalistica del sito – da Tarquinia ed andando a caccia di belle realtà da condividere. Con una regola: ad ogni protagonista il compito di indicare – come in una catena – il nome di un’altra persona extraconfine, di un’altra storia che meriti di essere raccontata.

(s.t.) “A volte ho la sensazione di essere uno straniero sia nel posto in cui vivo sia nel posto in cui sono cresciuto. Ed è una sensazione decisamente strana, questa, e piuttosto difficile da spiegare, anche se credo la viva chiunque abbia passato tanti anni lontano da casa. Racchiude in sé un fondo di malinconia e allo stesso tempo una sorta di euforia costante, un po’ assurda. A volte, quando passeggio per le strade sempre affollate di Madrid, all’improvviso mi viene da pensare a quel giorno in cui sono arrivato con il 126 e mi sembra incredibile essere ancora qui”.

La capacità di trasferire forza narrativa alle parole è tutta in questa descrizione: che nasce dalla sensibilità di Matteo Edoardo Paoloni, 33 anni, nativo di Tarquinia ma oggi a Madrid. “Sì –continua – mi sento un ibrido. Una specie di androide a cui piace fare colazione con cappuccino e cornetto e pranzare con jamón ibérico e tortilla. (Sto leggendo Philip K. Dick, scusatemi.)”

Ma il percorso verso la Spagna è stato un viaggio a tappe, spesso sorprendenti, iniziato quale anno fa. “Tanti. Tipo dieci. Mi sto invecchiando all’estero mi sa”. E partito, naturalmente, dal paese natio. “Da cattivo provinciale che sono, – racconta Matteo – ho sempre pensato che la vita si svolgesse al di fuori della mura. Un classico, insomma. Però è strano, perché fino al giorno in cui sono arrivato a Madrid con una Fiat 126, direttamente dalla Polonia, la Spagna per me era un paese invisibile. Non m’interessava, o meglio, non conoscevo la sua cultura, e non m’interessava viverci”.

“Poi, come tutte le cose belle, uno le vede e ne rimane colpito. – continua – Il problema è che io sono un sentimentale, e perciò quando m’innamoro di qualcosa non riesco ad abbandonarlo. Detto ciò, sul come io sia finito su una Fiat 126 in Polonia e ci abbia attraversato mezza Europa non saprei proprio cosa dirti”. Di certo c’è che quello non era affatto il frangente ideale per scegliere proprio quella città come futura casa. “Il problema è che sono arrivato in Spagna nel momento sbagliato, in cui stava iniziando una delle crisi economiche più farabutte degli ultimi decenni, sia a livello globale che a livello nazionale. Per cui, senza dubbio, per me la cosa più complicata è stata riuscire ad inserirmi nel mercato del lavoro”.

Ora Matteo vive da qualche settimana in una nuova casa assieme a Iria, e lavora nell’ufficio prenotazioni di una importante catena di hotel. “Insomma, con questo mi guadagno da vivere. Ma fuori dall’ufficio ho diversi progetti, tutti legati alla scrittura, e mi piace pensare che mi “occupo” soprattutto di questo, anche se non vengo pagato per il momento”.

Hai mai subito razzismo in questi anni all’estero? “No. Però devo dire che più di una volta mi è capitato di trovarmi invischiato in discussioni poco gradevoli, – specifica – soprattutto sul piano politico, per il semplice fatto di essere italiano. Succedeva spesso ai tempi di Berlusconi, per esempio. Allora l’Italia era diventata una barzelletta all’estero, letteralmente, e certe volte non era per niente facile farsi prendere sul serio”. Adesso invece? “Adesso, per ciò che vedo, l’Italia non provoca più quella reazione di scherno di qualche anno fa. – spiega Matteo – L’opinione pubblica sulla nostra penisola è cambiata molto, in questi ultimi mesi, per lo meno in Spagna, e non saprei dirti se in meglio o in peggio. Di sicuro i telegiornali adesso ci dipingono come un popolo votato all’estrema destra, all’intolleranza, al razzismo, e non ci vedono più come quei simpatici giocherelloni che mangiano pasta, indossano grossi occhiali da sole e guidano come pazzi. Sinceramente, non saprei dirti quale delle due visioni sia più difficile da sopportare”. 

Madrid

Matteo in Italia torna due o tre volte all’anno, “massimo quattro, dipende dagli impegni che ho: sempre troppo poco, comunque. Mi piacerebbe farlo di più”. “Di Tarquinia – confessa – mi manca il silenzio, l’estate al mare, anche se non sono mai stato un tipo da spiaggia, il mio gruppo di musica, entrare in libreria e trovare titoli in italiano, mia nonna. E soprattutto, c’è una caratteristica tarquiniese che mi ha aiutato molto ad affrontare situazioni scomode, difficili o noiose, sia sul piano lavorativo che sul piano personale: l’ironia, quel particolare sarcasmo tagliente e politicamente scorretto che tanto caratterizza il nostro modo di essere”.

Ma se pensi al futuro, ti capita di immaginare di ritornarci a vivere, magari alla fine dell’esperienza professionale? “A volta mi capita d’immaginarlo, sì, ma sinceramente non mi ci vedo. – spiega Matteo – L’idea, per il momento astratta, è quella di andarsene dalla grande città in un futuro ed optare per un posto di medie dimensioni, magari vicino al mare, ma non credo che mi sentirei comodo a vivere di nuovo in un piccolo paese. Detto questo, sarebbe comunque interessante riparlarne tra una decina d’anni”. 

Guardandola da fuori – e al netto di affetto e nostalgia – cosa cambieresti a Tarquinia? “Forse non dovrei dirlo, visto che questo è un giornale letto soprattutto da tarquiniesi, ma una delle poche cose che cambierei a Tarquinia, con tutto il rispetto del mondo, sono proprio loro, i tarquiniesi. Non tutti, ovviamente, ma una buona parte. O comunque li allontanerei, almeno per un po’, dalla politica. E nel frattempo al loro posto metterei gente più aperta, più tollerante con il prossimo, più disposta a divertirsi e a stare in strada e a fare festa, solo per dimostrargli che a volte per stare bene c’è solo bisogno di un cambio di attitudine. Per il resto invece non cambierei nulla, perché Tarquinia è bellissima così com’è. E anzi colgo l’occasione e invito tutti a godersela di più e a renderla di nuovo un posto gradevole e felice, che le potenzialità ci sono, eccome”.

E infine, l’invito a “rilanciare” il gioco, a “presentarci” un altro italiano all’estero la cui storia meriti di essere raccontata. “Certo, – conclude Matteo – mi piacerebbe leggere il punto di vista di Guido Sileoni, un amico che ha vissuto per tanti anni a Madrid come me, e che adesso, da quando è diventato papà, vive ad Amsterdam”.

extraconfine
Nome: Matteo
Età: 32
Dove vive Madrid (Spagna)
Professione: Agente di prenotazioni per una catena d’hotel
Distanza da casa: 1.308 km