Riceviamo dal Comitato No Wild FER Montalto e Pescia e pubblichiamo
Una notizia importante per il nostro territorio e per tutti coloro che da anni chiedono una transizione energetica rispettosa dell’ambiente, dell’agricoltura e del paesaggio. Il Consiglio dei ministri del 28 ottobre ha espresso giudizio negativo di compatibilità ambientale su sei progetti di impianti eolici, fotovoltaici e agrivoltaici nella Tuscia. Tra questi c’è il Querciolare, l’impianto fotovoltaico da 77,69 MW previsto a Montalto di Castro.
La motivazione del Governo è particolarmente significativa: nella valutazione degli interessi pubblici coinvolti, la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale è stata considerata prevalente rispetto all’incremento della produzione di energia rinnovabile. È esattamente il principio che il Comitato No Wild FER Montalto e Pescia sostiene da tempo.
Non siamo contrari alle energie rinnovabili. Siamo contrari alla loro proliferazione indiscriminata, alla concentrazione di impianti su territori già gravati da infrastrutture energetiche, al consumo di suolo agricolo e all’assenza di una pianificazione complessiva. La transizione energetica non può essere realizzata sacrificando proprio quei territori che dovrebbe contribuire a proteggere. Questa decisione dimostra che dire no a un impianto è possibile. E che la tutela del paesaggio non è un ostacolo alla transizione energetica.
Naturalmente non significa che la battaglia sia conclusa. Restano numerosi procedimenti e progetti che interessano Montalto di Castro, Pescia Romana e l’intera Tuscia. Chiediamo che questo orientamento venga accompagnato da una valutazione degli impatti cumulativi, da una ricognizione degli impianti esistenti e autorizzati e da una pianificazione che impedisca l’ulteriore saturazione del territorio. È necessario privilegiare le superfici industriali, le coperture degli edifici e le aree già compromesse, evitando di sottrarre indiscriminatamente terreni alla produzione agricola.
La Tuscia non può essere considerata una riserva illimitata di suolo da occupare. Continueremo a vigilare su ogni procedimento, perché difendere il territorio significa difendere il lavoro agricolo, il paesaggio, la biodiversità e il futuro delle comunità che lo abitano.
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