Note dalla periferia dell’Impero: “Referendum: voto sì o no?”

Dalla “periferia” si vede meglio il centro: “Note dalla periferia dell’Impero” è il taccuino con cui Luigi De Pascalis osserva il nostro tempo. Brevi riflessioni, erudite e divulgative insieme, che usano il passato come bussola per orientarsi nel rumore del presente.

Premessa

Il 2 giugno 1946 i cittadini furono chiamati alle urne per il referendum sulla scelta tra monarchia e repubblica e per eleggere i 556 deputati dell’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione e di svolgere una parte delle funzioni che oggi competono al Parlamento. Dei primi tre partiti la DC (207 seggi) era legata agli USA e alla Chiesa, il Pci (104 seggi) e il Psiup (115 seggi) erano vicini all’URSS. Altre liste ottennero percentuali minor, tutti però intendevano dare all’Italia un ordinamento democratico. Per la stesura del testo costituzionale i deputati della Costituente nominarono una commissione di 75 persone, divisa in tre sottocommissioni. La redazione “materiale” del testo compito di un comitato di 18 deputati in rappresentanza di tutti i partiti. Il testo entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

Il referendum

Il referendum del 22-23 marzo 2026 ci chiama a decidere sulla legge di riforma costituzionale della magistratura contenente «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» del 30 ottobre 2025.

Questa legge modifica ben sette articoli della Costituzione e prevede:

A) non uno ma due Consigli Superiori della Magistratura (CSM): uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, sostenitori dell’accusa);

B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”;

C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).

In sostanza si tratta di uno stravolgimento dell’assetto di una parte rilevante della Costituzione e tende a incidere sull’equilibrio dei tre poteri (politico, legislativo e giudicante) su cui si fonda la nostra Repubblica.

Una questione di metodo

Ora, vero è che non tutti gli articoli della Costituzione hanno trovato subito applicazione. Le amministrazioni regionali, per esempio, furono istituite solo nel 1970; e altri sono rimasti fino ad oggi disattesi. Particolarmente significativi quelli riguardanti le Organizzazioni Sindacali e i Partiti Politici. LArt. 39 sull’organizzazione sindacale prevede la rappresentanza ai tavoli dei CCNL “in proporzione dei loro iscritti” – proporzionalità oggi presunta e autocertificata che favorisce i piccolissimi sindacati che non hanno alcun interesse di carattere generale. L’Art. 49 riguarda i partiti politici e recita “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” ma non è mai stato stabilito cosa debbano contenere gli statuti dei partiti per definirsi “democratici”.

Ed è vero anche che la Carta Costituzionale italiana, pur essendo molto meno vecchia di quella americana (bicentenaria) può essere rivista, ma a me pare che, quando si va a intaccare l’equilibrio dei poteri – e dunque lo spirito stesso della madre di tutte le leggi – sarebbe opportuno (direi necessario!) seguire un percorso simile a quello della Costituente, con il coinvolgimento preventivo (e non successivo, ovvero referendario) di tutti gli italiani tramite l’elezione di rappresentanti appositamente designati e appartenenti a tutte le formazioni politiche.

Dunque voterò NO a questo referendum non solo per il merito di cui, con le sue ingenue e provvidenziali gaffe, lo stesso ministro della Giustizia Nordio mi ha svelato i retroscena ampiamente incostituzionali, ma anche per far capire alla classe politica più scarsa e incompetente dal dopoguerra, che molti italiani (spero la maggioranza) sono stanchi di essere presi per i fondelli.

O politici, colletti bianchi, sedicenti finanzieri, intrallazzatori vari e semplici cittadini sono tutti sottoposti (e in egual misura!) alle leggi del nostro Paese, o quelle stesse leggi sono solo strumento necessario a governare il gregge in totale o parziale impunità. Non so chi mi legge, ma io, personalmente, non mi sento una pecora e voglio che il governo lo sappia.  

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