Il futuro energetico di Civitavecchia segna un passaggio decisivo. Il 13 gennaio 2026, nel corso di un question time alla Camera dei Deputati, il Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha ufficializzato la cessazione della produzione di energia da carbone per la centrale di Torrevaldaliga Nord. Lo spegnimento degli impianti a carbone è avvenuto2025, in linea con le scadenze nazionali sulla transizione energetica.
Centrale in riserva fredda per la sicurezza nazionale
Nonostante la fine dell’attività produttiva, l’impianto non sarà smantellato nell’immediato. La strategia del Governo prevede infatti il mantenimento della centrale in stato di “riserva fredda”, una condizione che consente di riattivare temporaneamente l’impianto in caso di emergenze legate all’approvvigionamento energetico, in particolare sul fronte del gas. Secondo stime riportate da fonti di settore, il mantenimento degli impianti inattivi ma pronti all’uso comporterebbe un costo annuo di circa 70 milioni di euro, giustificato dall’esigenza di garantire la sicurezza energetica nazionale.
Riconversione del sito e prospettive future
La decisione ha avuto ampia eco sulla stampa locale e territoriale, che ha posto l’attenzione soprattutto sul futuro dell’area industriale di Torrevaldaliga Nord. Tra i punti emersi figura l’attivazione di un tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, finalizzato a discutere la riconversione del sito e a limitare l’impatto occupazionale e produttivo sul territorio. Restano tuttavia aperte le incognite sui tempi e sulle modalità di transizione verso nuove soluzioni, come l’eolico offshore o altri progetti industriali. La scelta del Governo è coerente con il PNIEC e con la scadenza delle autorizzazioni ambientali fissata per la fine del 2025, aprendo per Civitavecchia una fase di transizione complessa tra dismissione del fossile e sviluppo di nuove opportunità energetiche.
