Sicurezza in mare, UDC: “La sentenza del TAR Lazio sul DM 85/2024 conferma i nostri dubbi. Ora confronto senza esclusioni”

Riceviamo da Gino Stella, Responsabile Dipartimento Nazionale Demanio – UDC, e pubblichiamo

«La sentenza del TAR Lazio conferma che le perplessità sollevate sul Decreto Ministeriale n. 85/2024 erano fondate. Ora è il momento di lavorare, senza esclusioni, con tutte le federazioni, per costruire un sistema di sicurezza a mare professionale e serio, che abbia come unico obiettivo la tutela dei cittadini sulle spiagge». Così Gino Stella, Responsabile Nazionale Demanio UDC.

Oggi, più di ieri, la politica deve fare la sua parte. Quando, più di un anno fa, all’interno del centrodestra, l’UDC aveva manifestato pubblicamente dubbi e perplessità sul Decreto Ministeriale n. 85/2024, lo aveva fatto nell’esclusivo interesse della sicurezza e della qualità del servizio di salvamento. Oggi, dopo la sentenza del TAR Lazio, quei dubbi sono diventati certezze. A questa decisione si è arrivati solo dopo il ricorso ai tribunali, reso necessario dalla battaglia professionale e di principio condotta da FISA e dalla Società Nazionale di Salvamento (SNS), due federazioni storiche del salvataggio, che hanno scelto di difendere competenze, esperienza e pluralismo nel sistema formativo.

La pronuncia del Tribunale ha confermato che alcune scelte contenute nel decreto erano sbagliate, perché introducevano vincoli ingiustificati e penalizzanti, limitando il pluralismo formativo e creando un sistema non equilibrato. Ora è il momento di lavorare responsabilmente, insieme alle tre federazioni, senza esclusioni di alcun tipo, per modificare un decreto che deve avere un solo obiettivo: garantire una sicurezza a mare professionale e seria, valorizzando competenze, esperienza e professionalità di tutti i soggetti che da anni operano nel settore del salvamento.

  • Il Decreto Ministeriale n. 85/2024, nel riformare il sistema di formazione degli assistenti bagnanti, prevedeva disposizioni che:
  • vincolavano l’organizzazione dei corsi di formazione all’utilizzo esclusivo di istruttori, docenti e formatori riconosciuti dal CONI e dalla Federazione Italiana Nuoto (FIN);
  • imponevano la presenza obbligatoria di soggetti riconducibili a CONI/FIN nelle commissioni d’esame;
  • escludevano o limitavano fortemente la partecipazione di altre federazioni e storiche realtà del salvamento, pur dotate di competenze tecniche ed esperienza consolidata.

Tali previsioni hanno prodotto, nei fatti, un sistema chiuso, con il rischio di creare posizioni dominanti e di compromettere la qualità complessiva della formazione. Con la recente sentenza, il TAR Lazio ha annullato le parti del decreto che imponevano l’esclusività del riconoscimento CONI/FIN per docenti, istruttori e commissioni d’esame, giudicando tali vincoli sproporzionati, privi di adeguata motivazione e lesivi dei principi di imparzialità, concorrenza e buon andamento della pubblica amministrazione.
I cittadini meritano una sicurezza vera. La politica deve rispondere con serietà e concretezza alle esigenze reali della gente.