

Alla vigilia dell’inaugurazione, presso il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, della mostra “Il corpo che resta. La prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”, in programma venerdì 29 maggio, alle ore 17.30, ospitiamo una riflessione di Massimo Luccioli.
…Dalle Ceneri Cosmiche…
Conclude così il suo breve saggio Martina Corgnati per accompagnare la mostra “Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”, in apertura al Museo Archeologico Nazionale della città portuale. Un dialogo fra un gioiello della coroplastica etrusca di produzione ceretana ed alcune terrecotte contemporanee.
I soggetti della mostra sono delle urne, simboli funerari quindi, ed una riflessione sul tema della morte.
Martina Corgnati, storica dell’arte, autrice del libro “L’ombra lunga degli Etruschi”, vicedirettrice dell’accademia di Brera e membro del comitato scientifico della fondazione Rovati – istituzione milanese che vanta una splendida, sia per qualità che per quantità, collezione di ceramiche e coroplastiche etrusche messe a confronto con lavori di arte contemporanea di autori come: Lucio Fontana, Sebastian Matta, Andy Warhol, Luigi Ontani, Giulio Paolini ed altri – sicuramente sul tema Etruschi e contemporaneo ha le mani in pasta.
Certo, con l’affermazione che “…l’arte scaturita insieme all’uomo dalle ceneri cosmiche, continua ancora e a ogni istante a distillare senso e bellezza dall’infinito…”, Martina Corgnati coglie il significato più profondo che gli Etruschi davano alla vita. La continua e costante tensione a stabilire un contatto con l’universo, attraverso uno sforzo prolungato e non occasionale di un rapporto fra terra e cielo. Tutto di loro parla di questo.
Quando questo concetto di infinito emerge nella mente umana? Come e perché nasce? E’ possibile che sia una nostra invenzione per esorcizzare la paura della morte rimandando ad una realtà ultraterrena ed eterna? Concetti fondanti e fondamentali per filosofia e religione. Che cosa rimane di noi al momento dell’addio definitivo? Questi i pensieri che giravano nella mia testa al momento di affrontare il lavoro delle urne. Ed ho trovato una sola risposta.
Lasciarsi invadere dal fascino del nulla, percepire l’assenza ed il vuoto, e distillare da questo impercettibili segni, improbabili tracce, instabili memorie e, infine, riposarci dentro.
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