Tarquinia, l’opposizione: “Ignorata la richiesta di consiglio sull’Archivio: il Comune sceglie il silenzio”

Riceviamo da Renato Bacciardi, Martina Tosoni, Betsi Zacchei, Piero Rosati, Federica Guiducci, Alberto Tosoni e Luigi Serafini e pubblichiamo

Oggi è l’ultimo giorno utile affinché il Comune possa esercitare il diritto di prelazione sull’immobile di Via dei Granari; una scelta che avrebbe potuto salvaguardare e arricchire il patrimonio storico, culturale e identitario di Tarquinia.

Eppure, di fronte a una questione così rilevante per la città, l’Amministrazione comunale ha scelto il silenzio. Nessuna risposta alle interrogazioni presentate, nessun confronto istituzionale, nessuna volontà di discutere pubblicamente una decisione tanto delicata. La richiesta del Consiglio Comunale straordinario da noi presentata (7 Consiglieri comunali di diverse estrazioni politiche) del tutto ignorata, negando alla città un confronto trasparente su una scelta che avrebbe meritato ben altra attenzione.

Ma il dato più grave non riguarda nemmeno il rapporto con le forze di opposizione, che hanno semplicemente esercitato il proprio ruolo democratico e istituzionale. Il silenzio più pesante è quello rivolto ai cittadini. Decine e decine di persone – tra cui ex sindaci, ex amministratori, ex funzionari comunali, rappresentanti del mondo della cultura e semplici cittadini – hanno promosso e sottoscritto una petizione civile, apartitica, nata esclusivamente dalla volontà di tutelare un bene ritenuto strategico per Tarquinia. Cittadini che hanno deciso di esporsi pubblicamente, di metterci nome, volto e credibilità, chiedendo una sola cosa: essere ascoltati.

A questa mobilitazione l’Amministrazione non ha risposto. Nessuna apertura, nessun chiarimento, nessun confronto. Soltanto silenzio.

Ed è proprio questo a rendere la vicenda ancora più grave sul piano politico e istituzionale: non si è scelto semplicemente di non condividere una proposta, ma di ignorare completamente una richiesta ampia, trasversale e autorevole proveniente dalla società civile cittadina. Una scelta che svuota di significato parole troppo spesso utilizzate come “partecipazione”, “dialogo” e “ascolto”. Resta difficile comprendere come una questione di tale importanza e interesse non abbia trovato il tempo e l’attenzione necessari da parte del Sindaco.

Forse, in queste settimane, il sindaco “civico” Francesco Sposetti era troppo impegnato nella propria candidatura alle elezioni provinciali nelle fila del Partito Democratico. Una candidatura che sancisce anche un dato politico ormai evidente: con l’ingresso del sindaco nel Partito Democratico, la lista civica che aveva accompagnato l’esperienza amministrativa scompare di fatto, lasciando come riferimenti politici dell’amministrazione il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle; una scelta politica che almeno ha avuto il merito di chiarire definitivamente un quadro che per lungo tempo era stato presentato diversamente ai cittadini e che è ben lontana dal progetto politico di campo largo. Ciò spiega anche i motivi dell’esclusione dalla maggioranza di uno dei partiti di riferimento nazionale probabilmente “scomodo” come alleato ma utile per accaparrare voti.

Non spetta a noi giudicare percorsi politici personali. Spetta però all’Amministrazione spiegare ai cittadini perché abbia scelto di non ascoltare, di non confrontarsi e di non decidere apertamente su una questione che riguarda il patrimonio storico della città.

Oggi, più delle dichiarazioni e delle promesse elettorali, parlano i fatti. Di fronte a un’opportunità concreta per tutelare un bene strategico per Tarquinia, il Sindaco e la Giunta avevano la possibilità di aprire un confronto, assumersi una responsabilità e dare una risposta alla città. Hanno scelto di non farlo…

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